Ogni dieci secondi nel mondo una persona muore per cause legate all’alcol, e i maggiori consumi (36 per cento) si registrano nella fascia di età 18-24 anni. In Italia, secondo i dati più recenti dell’Istituto Superiore di Sanità (che raccoglie e analizza le statistiche nazionali), l’Alcohol use disorder (diagnosi clinica internazionale sull’abuso di alcol), circa 8,2 milioni di persone (oltre gli 11 anni) hanno un consumo definito “rischioso per la salute”, e tra queste circa 730.000 – 780.000 hanno già sviluppato danni fisici o psicologici legati all’alcol e avrebbero bisogno di un trattamento clinico. Quanto al fenomeno del binge drinking (bere più alcolici per ubriacarsi) riguarda circa 4–4,5 milioni di persone.
Il confine tra il piacere dell’alcol e la dipendenza sta diventando sempre più labile, e per questo l’unico strumento efficace che può fermare una sorta di epidemia legata agli alcolici è la prevenzione. Per farla bisogna partire da una sigla: il DSM-5-TR è l’ultima versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, pubblicato dall’American Psychiatric Association (APA). Qui sono elencati gli 11 criteri per definire l’Alcohol use disorder, la diagnosi si fa se sono presenti almeno 2 criteri negli ultimi 12 mesi.
Eccoli in modo chiaro:
1) Consumo in quantità o per tempo maggiore del previsto
Si beve più di quanto si era programmato oppure per più tempo.
2) Tentativi falliti di ridurre o controllare il consumo
Si prova a bere meno o smettere, ma senza riuscirci.
3) Tanto tempo dedicato all’alcol
Tempo speso a bere, recuperare dagli effetti o procurarsi alcol.
4) Craving (desiderio intenso)
Forte voglia o impulso di bere.
5) Problemi a scuola/lavoro o negli obblighi
Difficoltà a mantenere responsabilità per colpa del bere.
6) Continuare nonostante problemi sociali o relazionali
Litigi, conflitti o rotture ma si continua a bere.
7) Abbandono di attività importanti
Si rinuncia a hobby, sport o interessi per l’alcol.
8) Uso in situazioni rischiose
Bere in contesti pericolosi (es. guidare, usare macchinari).
9) Uso continuato nonostante danni fisici o psicologici
Si continua anche sapendo che peggiora salute o umore.
10) Tolleranza
Serve bere di più per ottenere lo stesso effetto, oppure lo stesso quantitativo fa meno effetto.
11) Astinenza
Sintomi quando si smette o si riduce (tremori, ansia, sudorazione, nausea, insonnia, ecc.).
Quanto all’alcolemia (o tasso alcolemico nel sangue) non dipende direttamente dalla “bevanda in sé”, ma da quanti grammi di alcol puro contiene una dose standard, più fattori come peso, sesso, velocità di consumo e cibo nello stomaco. Per capire le bevande, si usa il concetto di unità alcolica: in Italia 1 unità = circa 12 grammi di alcol puro.
Birra
- 330 ml (una lattina/bottiglia standard, 4–5% vol)
- ≈ 1 unità alcolica
- Effetto tipico: aumento alcolemia moderato
Vino
- 125 ml (un bicchiere standard, 12% vol)
- ≈ 1 unità alcolica
- 150 ml → circa 1,2 unità
Superalcolici
- 40 ml (shot di vodka, whisky, gin ~40% vol)
- ≈ 1 unità alcolica
- 2 shot = circa 2 unità
Cocktail
- Variabili (spesso 1–3 unità)
- Es. spritz, gin tonic: ~1–1,5 unità
- Cocktail più “forti” (long drink doppi): fino a 2–3 unità
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