La sua famiglia lavora le scarpe da tre generazioni. Il laboratorio di famiglia, in via Tor de’ Schiavi 74 a Centocelle, a Roma, affonda le sue radici nel 1960, quando l’attività era portata avanti dal nonno Giuseppe e poi dal padre Michele. Pier Giuseppe Procopio, per tutti Pino, nato a Crotone ma cresciuto a Roma, doveva fare il geometra, ha anche preso il diploma, ma poi ha deciso di raccogliere l’eredità artigianale della sua famiglia, trasformandola nel lavoro della sua vita.
Nella sua bottega Pino Procopio realizza scarpe completamente su misura: dal disegno iniziale al taglio della pelle, dal montaggio delle tomaie fino alle rifiniture finali. Ogni paio richiede decine di ore di lavoro e viene costruito a mano secondo le esigenze del cliente.
La sua specialità sono le scarpe personalizzate per cerimonie, spose e persone con esigenze particolari ai piedi. Nel corso degli anni ha ricevuto richieste da tutta Italia, anche molto insolite: in un’intervista ha raccontato di aver realizzato persino un sandalo numero 22 con tacco 12 per una ragazza con disabilità, una scarpa praticamente inesistente sul mercato. L’unica brutta notizia è che, dopo Pino, probabilmente questa piccola e raffinata attività artigianale chiuderà. «Serve quella passione, quella disciplina e quella cultura per il made in Italy, per il vero artigianato italiano, che non hanno tutti. Prima qui c’erano solo botteghe, oggi non è più così. I miei figli hanno preso altre strade, si sono laureati. Io vado avanti da solo ma mi piacerebbe avere un valido aiuto» racconta Procopio. Per molti abitanti di Centocelle, la sua bottega rappresenta un simbolo di una Roma che sta scomparendo: quella delle piccole attività artigiane dove ogni oggetto viene ancora creato a mano e dove il rapporto con il cliente conta quanto il prodotto stesso.
Fonte immagine di copertina: La Repubblica
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