L’Australia ha l’obiettivo strategico di piantare circa 1 miliardo di alberi entro il 2050: un programma, intitolato National Forest Industries Plan, prevede di raggiungere questo numero grazie all’espansione delle piantagioni forestali commerciali per legname e fibra, e infatti 1 miliardo di alberi corrispondono a 400.000 ettari di nuove piantagioni.
Purtroppo la tabella di marcia del programma non risponde ai suoi obiettivi: nel 2022 erano stati realizzati solo circa 4.300 ettari di nuove piantagioni riconducibili al percorso verso l’obiettivo, cioè circa l’1% del traguardo dei 400.000 ettari, e le valutazioni parlamentari del 2024 hanno evidenziato che il ritmo di avanzamento era talmente lento che, mantenendo quel passo, il raggiungimento dell’obiettivo avrebbe richiesto molti decenni in più rispetto alla tabella prevista.

Così negli anni successivi il governo ha continuato a finanziare l’espansione delle piantagioni tramite programmi di sostegno al settore forestale: per esempio, nel 2026 sono stati annunciati finanziamenti per sostenere quasi 40.000 ettari di nuove piantagioni di latifoglie e conifere.
I rallentamenti in Australia sono dovuti a una serie di cause concomitanti: i continui incendi, gli intoppi burocratici, la scarsità dei finanziamenti.
Il programma è considerato importante anche in relazione alla crisi climatica perché gli alberi possono contribuire a ridurre la concentrazione di CO₂ nell’atmosfera. Gli alberi, infatti, catturano anidride carbonica attraverso la fotosintesi e la immagazzinano nella biomassa (tronco, radici, foglie) e nel suolo. Nuove piantagioni su larga scala possono quindi creare un pozzo di carbonio: una parte delle emissioni prodotte da settori come energia, trasporti e industria può essere compensata dall’assorbimento forestale.
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