Perché le foche marine non annegano

Sono tra i mammiferi marini più resistenti in acqua. Possono restare in apnea fino a 90 minuti, e fare immersioni, una dietro l'altra, per ore e ore

Foca che nuota sott’acqua: perché le foche non annegano

Le foche sono il sogno di tutti i sub. Hanno una resistenza marina che pochi mammiferi possono permettersi, non annegano mai, resistono in apnea, sulla base delle diverse specie, da 10 fino a 90 minuti, possono fare immersioni per ore, una dietro l’altra, quasi senza pausa. Ma dove nasce questa straordinaria resistenza delle foche? Quali sono i segreti naturali che le rendono così speciali in acqua? E che cosa abbiamo da imparare da loro?

Le foche non annegano grazie a una combinazione di adattamenti fisiologici e comportamentali che permettono loro di vivere in acqua senza problemi:

Foca che emerge per respirare dopo un’immersione

  • Respirazione controllata. Le foche respirano aria come noi, ma hanno la capacità di trattenere il respiro per tempi molto lunghi quando si immergono sott’acqua. Questo è possibile perché hanno una grande capacità polmonare e muscoli specializzati che riducono il consumo di ossigeno durante l’immersione. Possono restare sott’acqua, a seconda della specie, da 10 a 90 minuti consecutivi, e possono anche fare immersioni, una dietro l’altra, per ore, senza particolari pause.
  • Distribuzione dell’ossigeno. Gran parte dell’ossigeno delle foche non è solo nei polmoni, ma anche nei loro muscoli, legato a una proteina chiamata mioglobina, che funziona come una riserva di ossigeno. Questo permette alle foche di continuare a muoversi sott’acqua senza respirare. Inoltre, le foche hanno più sangue in proporzione al corpo. Il risultato finale di questi fattori è che hanno sempre una grande scorta di ossigeno.
  • Rallentamento del battito cardiaco. Quando si immergono, le foche riducono drasticamente il battito cardiaco (un fenomeno chiamato bradicardia da immersione), così consumano meno ossigeno e lo conservano per proteggere gli organi vitali, soprattutto il cervello e il cuore. Il cuore delle foche rallenta fino a meno della metà del battito normale quando sono sott’acqua.
  • Chiusura delle vie respiratorie. Le foche hanno valvole naturali nelle vie respiratorie che si chiudono automaticamente sott’acqua, impedendo all’acqua di entrare nei polmoni. E sanno trattenere il respiro molto meglio degli esseri umani.
  • Comportamento adattativo. Infine, le foche sanno sempre dove si trova la superficie e risalgono quando hanno bisogno di aria. Non c’è rischio di “dimenticarsi di respirare” come può succedere agli esseri umani che si stancano o si addormentano sott’acqua.
  • Resistenza alla pressione. Le foche si immergono anche a centinaia di metri di profondità: il loro corpo è elastico, i polmoni e le vie respiratorie si comprimono senza collassare, e questo riduce il rischio di danni dovuti alla pressione. Gli esseri umani, senza attrezzatura, arrivano a pochi metri prima che la pressione diventi pericolosa.

Foca su costa rocciosa, specie sentinella della salute del mare

Proprio studiando le foche, è stato possibile ricavare una serie di elementi utili che valgono anche per gli esseri umani quando vanno sott’acqua: dalle tecniche di respirazione alla protezione del cervello, dalla capacità di gestire il corpo e di renderlo adattabile a qualsiasi condizione, anche estrema, a quella di non sprecare energia, che in questo caso significa innanzitutto ossigeno. Anche per queste incredibili capacità le foche sono indicatori della salute degli oceani: se soffrono loro, spesso significa che l’ecosistema è in difficoltà.

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