Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), nel 2024 il 91,1% degli omicidi aveva un autore identificato (in aumento rispetto all’89,5% del 2023). Così a fronte di 300 omicidi all’anno, in media, dei quali una stragrande maggioranza ha un autore identificato, meno della metà ricevono una sentenza definitiva in tribunale con una pena proporzionata al reato commesso.
La durata media della pena, per l’omicidio volontario, stando ai dati raccolti dall’EURES, è di 12,4 anni, a fronte di un codice che prevede una carcerazione da 21 anni all’ergastolo. Per l’omicidio preterintenzionale, invece, la pena media scende a 8,8 anni, mentre la legge parla di pene da 10 a 28 anni di detenzione. Questi numeri non tengono conto, poi, del regime di semilibertà e di eventuali altri sconti. Piero Maso, nell’aprile del 1991, massacrò i genitori Rosa e Antonio per incassare la loro eredità e, dopo la confessione, venne condannato a 30 anni di galera. Ma andò in semilibertà già nel 2008 per poi uscire completamente cinque anni dopo. Mario Alessi, l’assassino del piccolo Tommy Onofri, un bambino di 17 mesi ucciso a colpi di badile durante un sequestro a scopo di estorsione, è stato condannato all’ergastolo, con sentenza confermata dalla Cassazione nel 2010, e appena qualche anno dopo dopo è tornato in libertà grazie ai permessi consentiti dalla legge. Lavora come fabbro e giardiniere. Erika De Nardo uccise, con la complicità del fidanzato Omar Favaro, la madre Susy Cassini e il fratellino undicenne, Gianluca, con 54 fendenti. I due killer furono condannati a 16 anni di reclusione, ma uscirono dal carcere già dieci anni dopo la sentenza, grazie all’indulto e alla buona condotta.I
<In effetti le nostre indagini statistiche, molto rigorose, ci dicono che agli sconti che nascono da questioni tecniche e procedurali si sommano, ex post, quelli in appello. Come si spiega? Il processo di primo grado è molto influenzato dalla pressione mediatica che purtroppo condiziona i giudici, mentre in secondo grado si spengono i riflettori di stampa e televisione e le pene si attenuano> spiega Fabio Piacentini, coordinatore degli studi sugli omicidi in Italia. E aggiunge: <ll rischio è di passare dalla redenzione, che pure è giusto premiare, a una sorta di automatismo difficile da giustificare dal punto di vista giuridico. E da qui il passo a una parziale impunità è molto breve…>.
Infine, anche sugli omicidi volontari aleggia lo spettro della prescrizione, la parola magica che rende in Italia del tutto aleatoria la certezza della pena. Uno dei casi più clamorosi è stato quello di Giulio Cesare Morrone. Lui è un imprenditore di Pescara, molto vivace, con la passione per il culturismo, che nel 1990 denuncia la scomparsa della moglie, Teresa Bettega. Passano 22 anni senza che le indagini riescano ad accertare un colpevole, fino a quando spunta un testimone che accusa il marito della donna per l’omicidio. In un primo momento Morrone nega tutto, e poi, interrogatorio dopo interrogatorio, confessa: «E’ vero, l’ho strangolata e gettata nel fiume». A quel punto l’uomo viene giudicato con un rito abbreviato e condannato a 16 anni di reclusione, ma le resta un pezzo di carta con la sentenza di un tribunale perché non essendo stata riconosciuta l’aggravante dei futili motivi, è scattata la prescrizione. E Mormone, dopo avere ucciso la moglie con premeditazione, non ha fatto neanche un’ora di carcere.
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