Chi ha problemi di colesterolo e non vuole rinunciare al piacere del pecorino, dovrà scegliere tra due prodotti che hanno lo stesso risultato e sono da sempre in competizioni; il primo si chiama Cladis e viene realizzato dal Caseificio Sociale di Carlo Santarelli in Toscana; il secondo è commercializzato con il nome Cla (o varianti come Pecorino Il Colle CLA) ed è prodotto, ad esempio, dal caseificio Argiolas di Dolianova, in Sardegna.
Le caratteristiche nutrizionali del loro profilo lipidico, cioè il tipo e la quantità di grassi presenti nel formaggio. dei due pecorini sono molto simili: entrambi contengono CLA (acido linoleico coniugato), un tipo di acido grasso polinsaturo con potenziali effetti positivi sulla salute cardiovascolare e Omega-3 (acido alfa-linolenico – ALA), un altro grasso “buono” legato a benefici cardiovascolari, antinfiammatori e metabolici. In entrambi i pecorini anticolesterolo l’unicità salutare del prodotto nasce nei campi, ovvero dal fatto che le pecore vengono alimentate con mangimi speciali (come semi di lino estrusi) o pascolano su erba ricca di precursori di CLA e Omega-3. E questo porta a un latte con un profilo di acidi grassi più favorevole che si trasferisce nel pecorino anticolesterolo.
Ma chiarite tutte le similitudini, la guerra tra il pecorino anticolesterolo toscano e quello sardo, che coinvolge le aziende e anche le due regioni, nasce da alcune domande. Chi ha la primogenitura di questa importante innovazione? Con quali supporti scientifici si è arrivati al prodotto finale? Dalla Toscana fanno sapere che il loro pecorino anticolesterolo risale al 1961, e nasce da uno studio del Caseificio Sociale Manciano con il Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agroambientali dell’Università di Pisa. Dall’inizio è stato pensato per chi ha problemi di colesterolo e non vuole rinunciare al piacere di questo classico formaggio. La sua stagionatura va dai 45 ai 60 giorni, il sapore prettamente è dolce di latte, burro cotto e fieno, i cui aromi si possono sentire bene anche all’olfatto. Dalla Sardegna replicano esibendo una ricerca che ha coinvolto l’Università di Cagliari, evidenziando che 90 grammi al giorno del loro pecorino anti colesterolo riducono il colesterolo cattivo (LDL) del 7 per cento. E questi risultati sono stati confermati anche da uno studio dell’ospedale Brotzu di Cagliari.
La contesa ha coinvolto anche nutrizionisti, esperti del settore e medici: tutti schierati da una parte e dall’altra del campo, e tutti a rivendicare la primogenitura del pecorino anticolesterolo. Ovviamente non ha vinto nessuno, i due prodotti sono entrambi sul mercato a farsi concorrenza, e la consolazione per il consumatore è che una competizione così spinta non potrà che migliorare le caratteristiche nutrizionali di entrambi i pecorini.
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