Pannella ci apre gli occhi sulla vergogna delle carceri | Non Sprecare
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Pannella ci apre gli occhi sulla vergogna delle carceri

Il gesto di Marco Pannella, che rischia la vita per una battaglia di civiltà, ci consegna in un attimo drammatico quello che più manca da tempo alla politica italiana: la generosità. Nel suo stile, sul filo delle leggi della natura che diventano sempre più severe con il passare degli anni, il leader radicale mette a nudo le contraddizioni e l’immobilismo di una politica troppo distante dai problemi reali del Paese. Mentre siamo sospesi nel vuoto del presentismo, tra le alchimie di elezioni che verranno e i soliti giochi di Palazzo, tra uno scandalo di note spese gonfiate e teatrini televisivi a caccia di una nuova storia d’amore nella fiera della vanità, il leader radicale ci ricorda, con i suoi metodi, e ci sbatte in faccia, con la sua determinazione, una vergogna nazionale. La vita, disperata e soffocante, dei detenuti italiani. Sono 68mila, una città di medie dimensioni, e consumano le loro pene stretti in celle che ne potrebbero contenere soltanto 44mila. E’ una proporzione raccapricciante, intollerabile in un Paese civile dove chi sconta la colpa di un reato non può essere condannato all’abbandono ed a condizioni di fatto disumane. Ed è una realtà che, a parte le statistiche, tutti conoscono, dentro e fuori il Parlamento, anche se riescono a ricordarsene solo il giorno in cui si registra l’ennesimo suicidio nelle carceri da terzo mondo. Dal vuoto della politica, dalla sua distanza rispetto a questi fenomeni di degrado quotidiano, arriva solo il suono del nulla; dal gesto di Pannella, sul filo del rischio del tracollo fisico, arriva invece un segnale di vita.Ci sarebbe un modo serio ed efficace per dare una risposta immediata alla drammatica protesta di Pannella: approvare nelle aule parlamentari, prima della chiusura della legislatura, un provvedimento bipartisan, pure più volte annunciato, per ridurre in modo consistente e radicale l’affollamento delle carceri italiane. E restituire un briciolo di dignità a chi l’ha persa e si trova, in completa solitudine, a scontare qualcosa che non è una pena, ma l’inferno dei vivi.

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