Chi ama il pane non lo butta. Ecco perché nel forno di Rinaldo Bedon il pane non viene mai sprecato, perché è prima di tutto una passione e un simbolo. Di notti insonni, temperature roventi e tanti sacrifici. Come quando, a 13 anni, Rinaldo ha cominciato i primi passi nel mondo della panetteria, come apprendista e aiutante del fratello di un suo amico. Lavorava di notte, e di giorno andava a scuola, stanco al punto che a volte si addormentava sul banco.
O come quando, appena 21enne, il panettiere veneto decide di aprire, in società con un amico, un primo panificio di proprietà. Con i soldi risparmiati a bottega in un paesino vicino Cantù, tanti sogni in tasca e tanti progetti. Ma anche tanti debiti, che però lo incoraggiano a essere sempre più determinato a portare avanti i suoi piani. Col tempo l’amicizia dei due soci prende strade diverse: Bedon si trasferisce alle porte di Milano, a Buccinasco, e apre un primo laboratorio di panetteria, a via Palermo. Al quale seguirà il punto vendita di piazza San Biagio.
La storia d’amore tra Rinaldo e il pane dura da quarant’anni, e con lei le gioie e le soddisfazioni di un mestiere duro fatto di forni caldissimi, sudore e notti passate ad aspettare lieviti e impasti.
Le rosette, gli sfilatini e i panini all’olio che sono portati indietro vengono destinati a canili, gattili, progetti di volontariato per gli animali o cascine per la pet-therapy.
L’idea, ormai marchio di fabbrica del Forno Bedon (in questo sito trovate la sua storia, le sue iniziative e anche alcune ricette anti-spreco), nasce una mattina in cui un signore anziano, cliente affezionato, si lascia scappare che avrebbe acquistato una sola rosetta perché aveva quella del giorno prima da consumare per evitare di gettarla. Da lì la scintilla: Rinaldo gli chiede di portare indietro la rosetta avanzata in cambio di uno sconto sull’acquisto del nuovo pane. Da quel giorno, l’iniziativa è un successo, e molti clienti rottamano il pane, arrivando anche da fuori città pur di aderire.
Ma non tutti vogliono lo sconto, alcuni sono affascinati dal gesto solidale e altruista, e preferiscono lasciare il 15 per cento dell’eventuale sconto in un barattolo che raccoglie donazioni per adottare a distanza bambini meno fortunati. Ma non chiamate Rinaldo Bedon un benefattore: per lui, fornaio figlio del dopoguerra, essere generosi ed aiutare chi non ha le stesse opportunità non è un gesto straordinario, solo un obbligo morale.
(Si ringrazia per le immagini il sito del Panificio Bedon)
Leggi anche:
- Panifici solidali: dove è possibile, ogni giorno, donare il pane ai poveri. Si evitano sprechi e si aiuta chi è in difficoltà
- Come non sprecare il pane
- Dove potete trovare il pane a metà prezzo
Vuoi conoscere una selezione delle nostre notizie?
- Iscriviti alla nostra Newsletter cliccando qui;
- Siamo anche su Google News, attiva la stella per inserirci tra le fonti preferite;
- Seguici su Facebook, Instagram e Pinterest.


