Questo sito contribuisce all'audience di

Da scarti a opere d’arte: la Waste Collection #1 #2 #3 di Chiara Capellini

L'esposizione "Waste Collection #1 #2 #3" prevede il recupero di materiali semplici come gli scarti delle colature di acrilico utilizzato sulle grandi tele, le carte da forno adoperate dai panettieri e i fogli e i quaderni su cui gli utenti hanno provato i prodotti nei negozi di colori e nelle cartolerie di tutto il mondo.

di Posted on
Condivisioni

OPERE D’ARTE CON RIFIUTI – Lo scarto, il consumo, lo spreco, la collezione, la traccia: questi gli elementi alla base della Waste Collection #1 #2 #3 di Chiara Capellini, un percorso prima ancora che un’esposizione, che vedrà l’inaugurazione il prossimo giovedì 3 luglio a partire dalle 18.30 e fino alle 22.30 presso La Triennale di Milano.

LEGGI ANCHE: La Bottega del riuso di Palermo in cui i materiali di scarto si trasformano in opere d’arte

LA WASTE COLLECTION #1 #2 #3 DI CHIARA CAPELLINI – Suddivisa in 3 livelli lavorativi, l’esposizione Waste Collection #1 #2 #3 prevede il recupero e la trasformazione di materiali semplici.

I DRIPPINGS – Microsculture dalle forme casuali sviluppate attraverso il recupero degli scarti delle colature di acrilico utilizzato sulle grandi tele. Scarti che hanno trovato una nuova vita e hanno assunto una nuova dimensione e forma grazie al supporto concettuale dell’artista.

LE CARTE DA FORNO – Un progetto che prende vita a partire dall’osservazione di gesti semplici e azioni quotidiane come quella di un panettiere, un artigiano che, manualmente, ogni giorno restituisce una forma a una materia di prima necessità come il pane. È proprio da qui che prende origine il suo secondo progetto che ha previsto il recupero del maggior numero possibile di carte da forno utilizzate dai fornai di tutta Italia e la loro trasformazione in opere d’arte.

Un progetto che ha portato Chiara a un viaggio attraverso diverse città d’Italia: Milano, Roma, Venezia, Bologna, Firenze, Padova, Napoli, Ischia, Bari, città da cui ha portato con sé le carte da forno recuperate nei diversi panifici, carte su cui è impressa la traccia di ciò che è stato prodotto ossia il cibo come bene primario di cui l’uomo ha necessità.

Alcune carte da forno sono state ordinate con un codice alfanumerico che ne indica anche la città di provenienza, altre sono state appese con piccole calamite.

I COLOR TESTERS – Nei negozi di colori e nelle cartolerie di tutto il mondo l’utente ha la possibilità di provare il prodotto che desidera acquistare delle prove su un foglio, un taccuino o un quaderno. L’artista, attraverso un gesto quotidiano per lei, quale quello di acquistare dei colori, un giorno a New York, un luogo magico per qualsiasi artista, è rimasta impressionata dalla bellezza dell’accumulo dei color testers. Fogli su fogli, scarabocchi su scarabocchi raccolti nelle città tra le più frequentate dagli artisti: New York, Berlino, Londra, Parigi, Barcellona, Tokyo, Roma, Milano.

Succede così che una scritta, una frase, un colore, diventano un’opera attraverso la quale documentare un gesto compiuto da molti e rielaborare le tracce del passaggio delle persone in quei determinati negozi.

Un percorso di 5 anni Waste collection #1 #2 #3, una ricerca costante che ha portato Chiara Capellini a rielaborare questi semplici scarti e a reinterpretarli creando tre macrocosmi ben strutturati e legati a temi oggi molto discussi: un frenetico consumo e acquisto di materiale (“una shopping mania”), elaborato attraverso il recupero dei color testers, un frenetico consumo e acquisto di cibo (“la foodmania”), un’altra frenesia del nostro tempo e infine una creatività abusata, come nel dripping, dove il colore rappresenta ingordigia (“una creativity mania”). In un ciclo eternamente in evoluzione, ma che può avere altre chiavi di lettura.

È possibile visitare l’esposizione a partire dal 3 e fino al 20 Luglio presso La Triennale di Milano di Via Alemagna 6.

PER APPROFONDIRE: Trasformare i cassonetti in opere d’arte, il concorso di street art del Comune di Stintino