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Offerte di lavoro per pasticcieri e gelatai: 600 posti sprecati lo scorso anno

Secondo Confcommercio 600 posti non sono mai stati occupati. Nel frattempo la disoccupazione nel nostro Paese tocca livelli record: quando ci decideremo in Italia a non sprecare queste risorse?

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Il lavoro non c’è, vero, ma quando esiste e tanto, noi riusciamo a sprecarlo. Perfino a rifiutarlo. Sembra incredibile, ma purtroppo a confermarlo ci sono numeri certificati: 600 posti di lavoro come gelatai e pasticcieri non coperti in Italia nello scorso anno. Offerti e rifiutati. Secondo la Confcommercio, nel 2013 in Italia, il paese dove la disoccupazione è a livelli record (sfiora il 13 per cento), con il Sud che sprofonda in termini di lavoro, abbiamo gettato alle ortiche 600 assunzioni nelle gelaterie e nella pasticcerie, luoghi di delizia del made in Italy in versione food e dintorni. Seicento (capito?), molti più posti di una media azienda che oggi magari deve licenziare per effetto della Grande Crisi. Così quelle caselle, quei posti, denuncia Confcommercio, non sono stati occupati, e la disoccupazione intanto è aumentata.

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Ho fatto una ricerca su Internet, cercando le voce “Offerte di lavoro per gelatai” e “Offerte di lavoro per pasticcieri” e in effetti, a conferma dei dati di Confcommercio, c’è un diluvio di proposte, anche sui siti più accreditati in materia di collocamento attraverso il web: si cercano, e non si trovano, gelatai e pasticcieri in Veneto, in Lombardia, in Emilia-Romagna, nel Lazio. A Roma come in un lunghissimo elenco di medie e piccole città. E diverse offerte, incredibile ma vero, arrivano anche dalle regioni meridionali.

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Certo: il lavoro di gelataio e di pasticciere richiede professionalità (lo sanno le grandi famiglie di pasticcieri della Sicilia, della Campania, di tutta l’Italia), passione e ci vuole la capacità, oltre che la possibilità, di lavorare con ingredienti di prima qualità. Poi c’è da dire che al primo gradino, magari lo stipendio non è molto alto e la prima proposta di un eventuale datore di lavoro sarà quasi sicuramente di un part-time. Ma, se permettete, meglio un lavoro di gelataio e di pasticciere rispetto a un part time in un call center, oppure rispetto al solito sussidio truccato e alle solite attese di un posto attraverso i nostri finti uffici di collocamento (grande spreco di denaro pubblico).

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E poi c’è la possibilità di sognare in grande, come hanno fatto generazioni di italiani durante i decenni della nostra vera e autentica crescita economica, quando da un popolo di contadini analfabeti siamo diventati altro, innanzitutto piccoli artigiani e imprenditori. La storia recente più nota, ormai letteratura industriale e commerciale, in materia di gelatai di successo è quella di Guido Martinetti e Federico Grom che sono partiti da Torino nel 2003, con un investimento di 32mila euro ciascuno e con un prestito della famiglia di 60mila euro, e oggi sono a capo di un impero del gelato. In Italia e nel mondo. Le loro gelaterie, ispirate alla filosofia del gelato di qualità, un gelato Non Sprecare perché la qualità significa valorizzare ciò che abbiamo e non sprecarlo, sono 45 in Italia, 3 a New York, 4 a Tokyo.

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Una storia vera, autentica, non un finto miracolo: come la storia di Christian Oddono, altro italiano, che ha lasciato alle spalle la sua carriera nel ricco circo della finanza ed è diventato il primo gelataio della City di Londra. O come la storia della gelateria made in Italy Amorino, diventata un luogo-simbolo dei piaceri parigini. Quando ci decideremo, in tutta Italia, a non sprecare queste risorse umane (i nostri giovani) e naturali (la qualità degli ingredienti di base dei gelati a partire dalla nostra frutta), per creare lavoro e sviluppo economico, cioè crescita, anche riempendo in modo completo il bacino occupazionale delle gelaterie e delle pasticcerie? Per il momento accontentiamoci di un vecchio titolo: Non è mai troppo tardi.

da Il Mattino