Offerte di lavoro, mettersi in proprio conviene - Non Sprecare
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Offerte di lavoro: in proprio è meglio. La fuga dal posto fisso per contrastare la crisi

Ultima puntata del nostro viaggio nel variegato mondo delle opportunità di lavoro: non mancano, nonostante la crisi, ma abbiamo cercato di capire dove realmente ci sono e come si colgono.

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OFFERTE DI LAVORO. In proprio, senza rincorrere il posto che non c’è o non si trova, e magari pronti a cambiare attività. Questa è l’ultima puntata di questo cammino all’interno della giungla delle offerte di lavoro: con questa mia serie di editoriali (QUI LA PRIMA PUNTATA su siderurgia e settore manifatturiero e qui la SECONDA PUNTATA sui green jobs) vorrei parlarvi non solo di posti che abbiamo perso in Italia in questi ultimi terribili mesi (quasi 500mila dal novembre 2012 al novembre 2013) ma delle possibilità che ci sono, per non sprecarle e per spiegare, soprattutto ai giovani, come si colgono.

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AUMENTO LAVORATORI IN PROPRIO. Il cambio di paradigma, sebbene parziale, è molto intenso, e si configura come una risposta dell’Italia fai-da-te all’Italia sospesa tra il miraggio della ripresina economica e la realtà di un’occupazione in caduta libera. Un numero per tutti, di fonte Eurostat, fotografa lo scenario: nel 2013 l’Italia risulta come il primo paese europeo per numero di lavoratori in proprio, 1 milione e 300mila,sotto la soglia dei 40 anni. Il doppio dei tedeschi e quasi il triplo dei francesi. Può sembrare una strada obbligata, di fronte al crollo di posti fissi in diversi settori del privato ed a quella pletora di vincitori di concorsi pubblici, uno su quattro, che ancora aspettano di entrare negli organici della pubblica amministrazione pur avendone pieno diritto. E aspettano da anni, come nel caso del Lazio dove la definizione dei dati dei concorsi è una sorta di gioco del Lotto, o della Sardegna, dove una lista di lavoratori da immettere nei ruoli è bloccata dal 2006. Ma a parte l’eclissi delle opportunità, gli sprechi di occupazione disponibile che evapora per colpa della burocrazia o della cattiva politica, il boom del lavoro in proprio in Italia lo dobbiamo considerare una buona notizia nella lotta contro la disoccupazione.

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FUGA DAL POSTO FISSO. Dove si concentrano i giovani in fuga dal posto fisso? Ci sono aree ben precise, a partire dai servizi di consulenza alle imprese e alla consulenza per società finanziarie e assicurative, fino alla ristorazione e alla comunicazione, specie quella digitale. E ci sono interi settori, molto promettenti, ancora tutti da esplorare, dove non solo i giovani, ma anche quanti decidono di cambiare vita in età avanzata, hanno la possibilità di trovare lavoro, reddito, e in qualche caso felicità o comunque benessere. Così gli italiani stanno tornando a riscoprire la campagna, anche in termini di occupazione, e il numero dei giovani agricoltori, tra i 18 e i 35 anni, lo scorso anno è aumentato del 6 per cento perfino nelle regioni meridionali. Nei campi si rivedono, finalmente, occasioni di lavoro (e non solo per immigrati clandestini), abbinate a un vero e proprio fenomeno positivo di ricambio generazionale nell’agricoltura made in Italy: il risultato è che negli ultimi quattro anni i lavoratori nelle aziende agricole sono cresciuti del 5 per cento. E in alcuni segmenti, come il biologico, c’è un vero e proprio boom: i campi con coltivazioni bio coprono una superficie superiore a un milione di ettari, la filiera biologica targata Italia non copre tutta la domanda, nazionale ed estera, di prodotti, e serve personale, dunque posti di lavoro, per consolidare la crescita.

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OFFERTE DI LAVORO PER GELATAI.  Quando si parla di filiera in agricoltura come nel food, di lavoro che c’è e non si sfrutta, sprecando opportunità, la storia più clamorosa che viene in mente è quella dei gelatai. Secondo la Confcommercio lo scorso anno, e l’assurdo rischia di ripetersi nel 2014, abbiamo gettato alle ortiche 600 assunzioni nelle gelaterie e nelle pasticcerie nazionali. Posti richiesti e non occupati, per mancanza di offerta, nonostante le richieste che piovono anche attraverso Internet alla voci “Offerte di lavoro per gelatai” e “Offerte di lavoro per pasticcieri”. Il gelato è un tipico prodotto del migliore made in Italy, la cui qualità è garantita dai prodotti di base della nostra terra e da una solida tradizione artigianale. E un bravo dipendente di una gelateria può diventare, a sua volta, un bravo gelataio, perfino ricco e famoso. Non a caso Guido Marinetti e Federico Grom, sono partiti, da Torino, con un piccolo prestito familiare e oggi controllano un impero del gelato con 45 punti vendita in Italia, 3 a New York e 4 a Tokyo. Quanti piccoli e medi Grom potremmo avere in Italia, specie nel Sud, con proiezioni sui mercati internazionali, e quanto lavoro si potrebbe creare se riuscissimo a valorizzare bene agricoltura e food, distribuzione e territorio, identità dei prodotti e innovazione, compreso il marketing?

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LAVORO FEMMINILE. Una leva fondamentale per creare nuovo lavoro è l’universo dell’economia femminile: tra il marzo del 2012 e lo stesso mese del 2013 le imprese “rosa” sono aumentate di oltre 10mila unità, e oggi valgono il 23,5 per cento del totale. Più concentrata in regioni come la Lombardia, il Lazio e la Toscana, la nuova imprenditoria femminile, che sta creando lavoro e occupazione, è un’onda che spazia dal turismo di qualità, di fascia medio-alta e collegato al giacimento del patrimonio culturale italiano, all’enogastronomia, a partire da olio e vino made in Italy, dall’industria del benessere, terme e spa ma anche fitness e palestre, al biologico del quale abbiamo parlato. E anche in questi gironi non mancano gli sprechi di opportunità in termini di occupazione. Il Louvre di Parigi, nonostante la diminuzione degli ingressi nel 2013 (da 9,7 milioni di biglietti staccati nel 2012 ai 9,2 milioni dell’anno scorso), con la sua intensissima attività, a 360 gradi, dall’investimento di 60 milioni di euro per rendere più chiari gli accessi a una campagna di crowdfunding per il restauro della Nike di Samotracia, ha creato 400 nuovi posti di lavoro e altri 300 sono previsti per il 2014. Rispetto a queste cifre, se pensiamo a uno qualsiasi dei nostri tesori artistici e culturali ci viene la pelle d’oca per la vergogna. E per l’indignazione.

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