Le migliori piante officinali alpine

L’abete, il larice e il pino per i problemi alle alte vie respiratorie. L’arnica per distorsioni e contusioni. Il ginepro per depurare le vie urinarie

Mazzetto di erbe officinali alpine su sfondo naturale

Le montagne alpine sono anche una gigantesca farmacia naturale, con alcune piante, da sempre considerate rimedi naturali da generazioni di pastori e di agricoltori, che fanno parte di diritto del catalogo dei prodotti più preziosi per la fitoterapia. L’arnica, per esempio, ha dei fiori che sono dei potenti antinfiammatori, molto efficaci in caso di distorsioni, contusioni, edemi e dolori muscolari. L’artemisia è un diuretico naturale che aiuta le funzioni digestive, come il ginepro, che favorisce la depurazione delle vie urinarie. L’abete bianco, il larice e il pino, invece, si utilizzano come decongestionanti delle alte vie respiratorie.

L’importante è evitare l’uso fai-da-te delle piante officinali alpine, la cui raccolta, tra l’altro, è vietata in molte zone: esistono specifici prodotti, realizzati seguendo le norme di sicurezza e i controlli previsti. Ed è altrettanto importante non considerare mai queste piante “miracolose”, e sostitutive delle terapie farmacologiche (quando sono indicate dal medico), ma semmai integrative. Anche questo significa non sprecare salute, tempo e denaro: meglio affidarsi a preparazioni standardizzate e a consigli competenti.

Abete bianco

Abete bianco in bosco alpino, dettaglio degli aghi

L’abete bianco (Abies alba) possiede lungo il ramo, e disposti con estremo ordine naturale, una serie di aghi, piatti e corti. Le gemme e la resina sono preziose, in quanto ricche di polisaccaridi e di terpeni che garantiscono un effetto lenitivo e decongestionante sulle alte vie respiratorie. Da qui l’efficacia in caso di mal di gola, tosse e gola irritata.

L’uso più frequente dell’abete bianco è attraverso lo sciroppo e la tisana, generalmente associati al miele, anche per addolcire il sapore tendenzialmente amarognolo. L’olio essenziale, rigorosamente diluito, è invece indicato per i suffumigi e le frizioni sul torace.

Achillea

Achillea in prato di montagna, infiorescenza chiara in primo piano

Tra le piante officinali che in montagna si incontrano spesso c’è anche l’achillea, (Achillea millefolium) apprezzata nella tradizione per l’uso in preparazioni dedicate al benessere digestivo e, più in generale, al comfort in piccoli disturbi “di stagione”.

È un esempio perfetto di pianta che va scelta in formulazioni sicure e controllate: per non sprecare l’efficacia, servono dosaggi corretti e costanza, non rimedi improvvisati.

Angelica

Angelica in ambiente montano, stelo e ombrella fiorita

Langelica (Angelica archangelica) è una pianta che compare spesso nelle tradizioni erboristiche delle aree fresche e montane. Viene collegata soprattutto a preparazioni amare e aromatiche, con una funzione tradizionale di supporto alla digestione.

Si utilizza tramite estratti e tisane già pronte, seguendo indicazioni precise. Se si assumono farmaci o sussistono condizioni particolari, è sempre prudente chiedere consiglio al medico.

Arnica

Fiori di arnica in prato alpino, giallo intenso

L’arnica (Arnica montana) è una tra le piante officiali più note delle zone di alta montagna: fiori giallo intenso e un uso tradizionale legato soprattutto ai piccoli traumi. La sua funzione più nota è quella di supporto in caso di contusioni, distorsioni, edemi e indolenzimenti muscolari.

Si utilizza di solito in preparazioni ad uso esterno (gel, creme, pomate), con estratti controllati e dosaggi sicuri. Proprio perché è una pianta “potente”, l’uso improprio o il fai-da-te possono essere controproducenti.

Artemisia

Artemisia in montagna, foglie aromatiche in primo piano

L’artemisia (Artemisia absinthium) è una pianta aromatica dal profilo amaro. In molte tradizioni erboristiche viene considerata un aiuto naturale per favorire le funzioni digestive e sostenere l’eliminazione dei liquidi.

Si trova in tisane e preparazioni fitoterapiche già pronte, che aiutano a evitare errori su dosi e tempi. In gravidanza e in caso di terapie in corso, meglio chiedere sempre un parere medico.

Cardo mariano

Cardo mariano con fiore viola e foglie spinose

Il cardo mariano (Silybum marianum) non è “solo” una pianta di montagna: è uno dei riferimenti più noti quando si parla di sostegno alle funzioni del fegato. La sua funzione terapeutica tradizionale riguarda la protezione e il supporto epatico, soprattutto nei periodi di sovraccarico.

Di solito si usa tramite estratti titolati, capsule o tisane già formulate. Anche qui, la regola è semplice: evitare improvvisazioni e scegliere prodotti affidabili.

Genziana

 Genziana alpina con fiore blu intenso su prato di montagna

La genziana (Gentiana lutea) è una pianta tipica delle quote alpine, famosa per le sue note amare. La sua funzione terapeutica più citata è legata all’appetito e alla digestione: in molte preparazioni tradizionali viene usata come “amaro” naturale.

Si impiega in tinture, estratti e tisane, con attenzione a sensibilità gastriche e condizioni specifiche (per esempio gastrite o ulcera), dove serve prudenza.

Ginepro

 Bacche di ginepro su ramo, dettaglio ravvicinato

Il ginepro (Juniperus communis) è riconoscibile dalle bacche scure e dal profumo resinoso. Tradizionalmente viene associato a un’azione di supporto per la depurazione delle vie urinarie e per sostenere la funzione depurativa.

Lo si trova in tisane e preparati specifici: l’uso “fatto in casa”, soprattutto con oli essenziali, richiede cautela e competenze (diluizioni corrette e controindicazioni da considerare).

Larice

Larice in montagna, rami e aghi in luce naturale

Il larice (Larix decidua) è un albero tipico delle Alpi, molto particolare perché, a differenza di molte conifere, perde gli aghi in autunno. Nella tradizione erboristica, alcune sue componenti resinose sono state usate per preparazioni ad azione balsamica e lenitiva, soprattutto legate al benessere delle vie respiratorie.

Il modo corretto di utilizzarlo, anche qui, passa da prodotti controllati: resine e oli essenziali non si improvvisano, perché concentrazioni e modalità d’uso fanno la differenza..

Pino cembro

Pino cembro in ambiente alpino, chioma e tronco in evidenza

Tra le conifere alpine, il pino cembro (Pinus cembra) ha un posto speciale. Il suo olio essenziale viene spesso scelto per l’aroma e per l’uso in ambienti e frizioni, con un approccio “dolce” e regolare.

Come per tutti gli oli essenziali, la regola è non usarlo puro sulla pelle e rispettare le indicazioni (diluizione, durata, attenzione a soggetti sensibili).

Pino silvestre

Pino in ambiente alpino, rami e aghi su sfondo di montagna

Quando si parla di pino in chiave officinale, spesso si fa riferimento a specie come il pino silvestre (Pinus sylvestris) apprezzato soprattutto per il profilo aromatico e per l’uso tradizionale come supporto balsamico.

Le preparazioni più comuni riguardano prodotti per frizioni e massaggi, oppure formulazioni dedicate alla sensazione di “respiro libero”, sempre con attenzione alle diluizioni e alle indicazioni del prodotto

Sambuco

Fiori di sambuco, ombrelle bianche luminose in primo piano

Il sambuco (Sambucus nigra) è molto conosciuto per i fiori e per il profumo delicato. In ambito tradizionale viene collegato a preparazioni stagionali, spesso sotto forma di sciroppo, tisane e bevande, con un uso “di supporto” quando si cerca leggerezza e benessere generale.

In questo caso vale una doppia attenzione: scegliere prodotti affidabili e non raccogliere in aree dove la raccolta è vietata o dove la pianta può essere esposta a contaminanti.

Timo

Timo selvatico in montagna, foglie aromatiche in primo piano

Il timo (Thymus vulgaris) è una pianta aromatica diffusissima e “utile” anche in cucina. La sua funzione terapeutica più nota, nella tradizione, è legata al profilo balsamico e al comfort delle vie respiratorie, oltre che al sostegno digestivo.

Si usa in tisane e preparazioni erboristiche, ma anche qui meglio non esagerare: naturale non significa sempre adatto a tutti, in ogni condizione.

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