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Lo spreco della carta quando facciamo la spesa

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Avete mai fatto caso alle confezioni che avvolgono i salumi quando fate la spesa? Qualche giorno fa, ho scartocciato con attenzione un paio di etti di prosciutto cotto acquistati da un salumiere di Lipari. Una piccola piramide: un foglio di carta spessa alla base, poi la carta politenata per separare le fettine, e ancora la carta argentata per mantenere costante la temperatura. E infine una bella busta di plastica. L’intero involucro, nelle sue diverse stratificazioni, ha un costo, non e’ gratis, e dunque contiene un autentico spreco. Il mio salumiere, con furbizia, lo sa bene, e certo non gli dispiace farmi pagare tutta quella carta e quella plastica inutili allo stesso prezzo del prosciutto cotto, tre euro all’etto.
Lo spreco dell’imballaggio, che gli anglosassoni definiscono over packaging, riguarda una buona parte dei nostri acquisti. Direi che e’ parte integrante nella catena dei consumi gonfiati e compulsivi. Con un doppio costo improprio: il primo per la confezione, il secondo per il suo smaltimento. E’ stato calcolato, infatti, che le confezioni con le quali si mette in commercio un profumo o un chilo di pasta possono incidere fino a un terzo sul prezzo finale pagato dal consumatore. Quanto allo smaltimento, quasi la meta’ dei rifiuti urbani sono il frutto dell’over packaging e dunque se si riuscisse a contenere il fenomeno ci sarebbero effetti positivi anche a valle della catena della spazzatura. Ma come si puo’ contrastare, in modo efficace, la cattiva abitudine dell’imballaggio e in generale delle confezioni superflue? In Cina hanno fatto presto: le buste di plastica nei grandi magazzini sono vietate, come l’uso della carta inutile. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna sono in pieno svolgimento campagne governative ispirate allo slogan “Riduci l’involucro e risparmi”. In Italia, nel settore alimentare, i grandi magazzini si stanno attrezzando: il gruppo degli ipermercati Auchan, per esempio, si presenta gia’ con 160 referenze di prodotti in vendita sfusi. Caffe’, riso, pasta e caramelle. Ma anche spezie e detersivi. E il Crai ha aperto 15 Ecopoint nei quali e’ possibile fare la spesa senza confezioni. I risparmi per i consumatori oscillano dal 20 per cento per i generi alimentari al 30 per cento per gli articoli per la casa. Non e’ poco, e se volessimo contribuire al contenimento di questo spreco, dovremmo tutti abituarci a nuovi modelli di spesa, magari tornando alla vecchia busta della nonna. E bloccando sul nascere la furbizia del mio salumiere.