Le compagnie low cost non esistono più

Si paga tutto: posto, bagaglio, ingresso prioritario. Servizi che costano più del biglietto. E intanto le low cost sono quelle che fanno più ritardi e trattano peggio i passeggeri per i rimborsi

Le compagnie low cost non esistono più
Qualche volta hai proprio la sensazione che ti fanno pagare l’aria che respiri.   Bagaglio a mano più grande, scelta del posto, imbarco prioritario, cambio volo, pasti: il prezzo di un biglietto di una compagnia aerea low cost, per qualsiasi tratta, ha due livelli, uno quello base, e il secondo e l’extra che di fatto tutti, in qualche modo, aggiungono. La conclusione è che ormai le compagnie low cost non esistono più e i loro prezzi quasi mai sono competitivi con quelli delle compagnie di bandiera. Specie negli scali dove hanno il monopolio.

I voli low cost, intesi come modello commerciale vero e proprio, sono nati negli Stati Uniti negli anni Settanta, mentre in Europa si sono diffusi soprattutto negli anni Novanta e Duemila. La prima grande compagnia considerata pioniera del modello è Southwest Airlines, fondata nel 1967 e avviata ai voli passeggeri nel 1971. Southwest introdusse una serie di idee che sarebbero diventate tipiche delle low cost moderne: tariffe semplici e basse, un solo tipo principale di aereo, alta frequenza dei voli, niente servizi superflui inclusi nel prezzo e forte controllo dei costi.

Il modello ebbe una vera accelerazione dopo la deregulation del trasporto aereo statunitense del 1978, che eliminò molti vincoli sulle rotte e sui prezzi, permettendo a nuove compagnie di competere più liberamente.  Nel 1995 nasceeasyJet, che porta il modello low cost nel mercato europeo; nel 1997 Ryanair cambia strategia e si trasforma da piccola compagnia regionale in una delle prime grandi low cost europee, ispirandosi proprio a Southwest;  negli anni Duemila il settore esplode con compagnie come Wizz Air e Vueling. In Italia, anche grazie al tracollo di Alitalia, la diffusione di massa arriva soprattutto tra la fine degli anni Novanta e gli anni Duemila, quando le low cost iniziano a collegare molte città italiane con capitali europee e destinazioni turistiche a prezzi molto più bassi rispetto alle compagnie tradizionali e acquisiscono il monopolio dei voli in aeroporti minori.

Una volta costruito l’impero, le compagnie aeree low cost hanno virato il loro modello verso un’apparente tenuta di prezzi contenuti, ai quali però vanno aggiunti tutta una serie di servizi extra. Da 20 a 50 euro per il posto assegnato (una madre che vuole stare vicino al figlio deve sborsare circa 100 euro), nelle prime vile se ne vanno altri 50 euro, e se volete stendere la gambe dovete tirare fuori altri 50-60 euro. Il bagaglio free consentito è poco più di uno shopper per la spesa, mentre il bagaglio a mano vero e proprio si paga, anche in questo caso con un salasso: da 25 a 100 euro.  La cosa paradossale, che spesso sorprende chi viaggia poco, è che il prezzo del bagaglio può superare quello del biglietto: un volo da 20 € può diventare un volo da 120 euro aggiungendo trolley, posto e altri servizi. La comodità dell’imbarco prioritario si paga a caro prezzo: Ryanair chiede 40 euro, e più o meno tutte le compagnie (ex) low cost si sono allineate a questa tariffa extra.

Se per sventura dovete cambiare il volo, sappiate che avete perso quasi tutto del precedente biglietto, e di fatto ne dovrete fare uno completamente nuovo.

La società leader di questo modello che ha completamente travisato l’iniziale funzionamento delle low cost è sicuramente Ryanair che, nonostante la crisi del traffico aereo, ha chiuso il suo bilancio 2025 con un utile di 1,6 miliardi di euro  e senza neanche un euro di debiti con le banche.

A fronte di voli che ormai non hanno più nulla di conveniente, ci sono i disservizi delle compagnie low cost, molto frequenti. Nella classifica delle compagnie che accumulano i maggiori ritardi in Italia ci sono ai primi posti, nell’ordine: Ryanair, easyJet, Wizz Air, Vueling. Un’identica classifica, con un altro disservizio molto diffuso, riguarda i ritardi nei rimborsi dovuti ai passeggeri nel caso di cancellazioni: ai primi posti ci sono sempre le “magnifiche 4 compagnie del low cost”.

Infine, nonostante i salassi subiti dai passeggeri e la montagna di utili accumulati, le compagnie low cost sono le uniche che continuano a ricevere una pioggia di contributi, di solito solito regionali, in alcuni casi persino europei, per le tratte che garantiscono negli scali minori. A fronte di un traffico controllato dalle società low cost in Italia di  circa 121,7 milioni di passeggeri nel 2025 (la sola Ryanair ha trasportato circa 62,2 milioni di passeggeri), queste società hanno ricevuto oltre 3,6 miliardi di euro annui in Europa tra incentivi e supporti vari agli operatori low cost, con Ryanair indicata come principale beneficiaria.

 

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