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La Fao denuncia: “Troppo sfruttato il 40% dei mari, Mediterraneo sul baratro”

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MADRID
Lo sfruttamento dei mari e’ al limite, denunciano le organizzazioni internazionali, e l’unica scelta, se vogliamo ancora pesce in tavola, e’ l’acquacoltura. Visti i tassi di crescita, potrebbe presto diventare l’unica fonte di prodotti ittici, persino a buon mercato. Un recente rapporto della Fao, l’ente dell’Onu sull’alimentazione, calcola che nel 2006 il 47% dell’intero consumo mondiale giungeva dalle fabbriche del pesce. Nel 2002 era 13,2%, e appena il 6% nel 1970.

L’acquacoltura e’ il settore alimentare che sta piu’ crescendo nel mondo – spiega il professor Uxo Labarta del Csic, il piu’ prestigioso ente scientifico spagnolo -. Bisogna creare pero’ un modello di crescita sostenibile perche’ la piscicoltura danneggia gli eco-sistemi litoranei. In ogni caso, l’allarme della Fao lascia poche vie d’uscita, anche perche’ alla fine del XXI secolo gli abitanti del pianeta saranno 9 miliardi. Il 19% delle risorse e’ ipersfruttato, il 20% e’ moderatamente sfruttato, l’8% e’ esaurito, il 52% e’ dentro limiti di cattura sostenibile, l’un per cento in via di recupero, denuncia l’agenzia delle Nazioni Unite.

L’allarme arriva anche dalla Ue, che nel documento Riflessioni sulla Politica Ittica Comune sottolinea: L’80% delle nostre riserve e’ pescato cosi’ intensivamente che il suo rendimento e’ ridotto. E la ecologista Oceana aggiunge: La pesca eccessiva ha svuotato i mari europei, il 69% delle nostre riserve sono in via di esaurimento. Greenpeace ha poi stilato la lista di 15 specie che diventeranno introvabili: pescatrici, gamberoni, tonni, sogliole.

Ogni anno vengono pescate oltre 90 milioni di tonnellate di pesce, ma nel Mediterraneo soltanto 1,5. Per goderci squisitezze come branzini e rombi, salmoni e orate, dovremo sempre piu’ affidarci a stabilimenti come quello di Mira, in Portogallo. Inaugurato lo scorso 21 giugno, proprieta’ della maggior multinazionale spagnola, Pescanova, e’ la piu’ grande fabbrica di pesce al mondo in mare aperto: 3,5 km di lunghezza. La produzione di rombi prevista per quest’anno e’ di 3500 tonnellate, l’anno prossimo raddoppiera’.

Sempre Pescanova (che ha fatturato nel 2007 1,3 miliardi di euro) sta per lanciare, stavolta sulle coste del Monzambico, una maxi-fabbrica di pangasio, pesce vegetariano low cost di acqua dolce: vuole portarne sul mercato 10 mila tonnellate annue. La popolazione mondiale aumenta, consuma sempre di piu’ pesce, noi soddisfiamo questa richiesta – rivendica Enrique de Llano, responsabile all’Acquacoltura della holding iberica -. Consumiamo ogni anno 2 milioni di tonnellate di salmone, quantita’ che non sarebbe mai possibile pescare nei mari.

E il sapore? Be’, i palati piu’ raffinati dovranno accontentarsi. Nell’alta cucina, non concepiamo altro pesce che quello selvaggio che sa di iodio, di alghe, sospira il grande chef basco Andoni Luis Aduriz. Non tutti comunque sono cosi’ critici. In assaggi alla cieca, e’ impercettibile la differenza tra un rombo pescato ed uno di piscifattoria, assicura De Llano.

Il problema e’ che per garantire la produzione, bisogna nutrire i pesci d’allevamento (12 razioni al giorno) con farina di pesce. L’acquacoltura ha una faccia nascosta e non e’ una alternativa alla pesca industriale per il suo consumo di farine, con i suoi scarichi non depurati e per la sua occupazione dei migliori posti della costa, accusa l’organizzazione ambientalista galiziana Adega. Ribatte Labarta: Il 70% delle farine di pesce e’ destinato alla produzione avicola e suina, la cui sostenibilita’ non e’ messa in discussione da nessuno.