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La Jihad è una guerra innanzitutto dentro il mondo musulmano (Maurizio Molinari)

L’errore di noi europei è di guardare l’Islam ancora attraverso la lente del nazionalismo arabo. Mentre siamo nella fase di un conflitto, nel segno della Jihad, tra pezzi dell’universo arabo.

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JIHAD E TERRORISMO ISLAMICO –

Per immaginare le mosse dell’Isis, per non vivere prigionieri del terrore, e anche per prendere le misure a chi ha lanciato la sfida della guerra ai paesi del mondo occidentale, tra i quali l’Italia, c’è bisogno innanzitutto di capire bene chi sono gli avversari. Quali obiettivi hanno. E come si sono organizzati per realizzarli.

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JIHAD GUERRA ALL’OCCIDENTE MAURIZIO MOLINARI –

Un libro (Jihad, guerra all’Occidente. Edizioni Rizzoli), scritto sul campo, dal giornalista Maurizio Molinari, che ha fatto il corrispondente per La Stampa in Medio Oriente, aiuta proprio a orientarsi in questo dedalo di tensioni. E la cosa più importante che il libro aiuta a comprendere è la natura del conflitto, ovvero «uno scontro di civiltà che si consuma all’interno del mondo musulmano e vede i maggiori contendenti puntare a unificare l’Islam sotto la propria egemonia, adoperando nei confronti del proprio nemico il termine apostata al fine di privarlo di legittimità, emarginarlo, sconfiggerlo e in ultima analisi eliminarlo».jihad-terrorismo-islamico-libro-maurizio-molinari (2)

IL CONFLITTO TRA SCIITI E SUNNITI –

Questa lettura della Jiad è preziosa. Ci porta dentro quello che Molinari definisce «l’asse portante» di questa guerra, ovvero il conflitto tra sciiti e sunniti, incentrato sui territori appartenuti a Siria e Iraq, con la proclamazione del Califfato e il brutale terrorismo che genera.

E il ritardo dell’Europa, lo spreco di tempo prezioso nell’affrontare questa guerra, è in primo luogo culturale. Nel senso che guardiamo all’Islam, e poi all’Isis, ancora attraverso la lente del nazionalismo arabo, frutto della decolonizzazione, mentre siamo all’inizio di una nuova epoca. Nel segno della Jihad.

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