Infermiere di accoglienza: gli ospedali dove si trova

Un servizio per dare tutte le risposte ai parenti dei pazienti. E non lasciarli soli

L’infermiere ha un ruolo decisivo nella cura di un paziente, specie negli ospedali, dove spesso ci si sente soli e abbandonati. Nel momento peggiore della malattia. O quando si entra in un pronto soccorso particolarmente affollato

INFERMIERE DI ACCOGLIENZA A MILANO

Allo stesso tempo gli ospedali sono sempre più delle giungle, dove è facile perdersi, e non avere i parametri adatti per orientarsi. Un tempo questo lavorano lo facevano, con una grazia speciale, le monache. Ora anche il mestiere di infermiere, come quello di medico, è entrato in un cono d’ombra. Salvo essere molto rivalutato, come stanno facendo alcuni ospedali, anche pubblici. È in caso del Niguarda, del San Paolo e del San Carlo, tutti a Milano, dove è stato introdotto l’infermiere di accoglienza (in inglese caring nurse). E una figura molto particolare, che assiste innanzitutto i parenti del paziente, offrendo loro tutte le informazioni egli aggiornamenti. Non si sostituisce al medico, non esprime pareri sulle condizioni del malato, ma spiega le condizioni di salute e lo stato d’animo. Comunica informazioni preziose che una persona con un parente ricoverato in ospedale ha l’ansia di ricevere. Inoltre, l’infermiere di accoglienza fornisce un supporto anche allo stesso paziente: chiarisce dubbi in tempo reale, lo assiste mentre dialoga con i parenti, lo rassicura, svolge una funzione di interprete nel caso di malati stranieri. 

INFERMIERE DI ACCOGLIENZA ITALIA

Milano non è l’unica città italiana dove nei suoi ospedali è stato introdotto l’infermiere di accoglienza. Figure molto simili, e con le stesse competenze, si vedono in Piemonte, a Salerno, in Toscana ed Emilia-Romagna. L’infermiere di accoglienza è pronto a rispondere a tutte le domande dei parenti, a dare indicazioni logistiche e anche sui percorsi assistenziali, ad aiutare nelle pratiche burocratiche non sono mai poche. Aiuta a ridurre ansia, stress e tensioni dei familiari che talvolta restano al buio in termini di informazioni e comunicazione. Nei casi di particolare fragilità e debolezza, anche psichica ed economica, del paziente, l’infermiere di accoglienza mette in contatto i familiari con le associazioni di volontariato presenti sul territorio. Negli ospedali dove è stato introdotto il servizio di caring nurse inizia alle 7 del mattino e termina alle 21 di sera.

I PROGETTI PER AIUTARE CHI È IN OSPEDALE:

  1. Donatori di musica: la “cura delle note” per portare sollievo ai malati di cancro e farli sentirsi meno soli
  2. Cani e gatti in corsia degli ospedali per aiutare i malati ricoverati
  3. Abbiategrasso, la città che combatte l’Alzheimer con l’aiuto di tutta la comunità
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