In India solo risciò elettrici

L'obbligo scatta dal 2027 e l'obiettivo è arrivare, entro il 2030, a un parco circolante per il 30 per cento soltanto elettrico. Il trasporto su strada è una delle principali cause dell'inquinamento atmosferico in India

riscio elettrici

L’India sta spingendo molto sul cambio di paradigma della mobilità, in direzione sostenibile. E per fronteggiare l’emergenza smog, dal 2027 tutti i nuovi risciò a New Delhi dovranno essere elettrici e non a benzina. Questo perché i tradizionali risciò percorrono tragitti brevi e ripetitivi; hanno costi di esercizio molto bassi se elettrici e contribuiscono in modo significativo all’inquinamento urbano quando usano benzina, diesel o gas. Il trasporto su strada in India, e in particolare nella capitale New Delhi, è responsabile di circa il 23 per cento dell’inquinamento atmosferico, e a sua volta lo smog causa ogni anno migliaia di morti premature.

L’obiettivo è trasformare una delle metropoli più congestionate e inquinate del mondo in un sistema più elettrico, integrato e orientato al trasporto pubblico. Entro il 2030, oltre il 30 per cento dei tuk-tuk in circolazione dovranno essere elettrici, e il risciò elettrico diventerà una sorta di “navetta urbana” capillare: silenziosa, economica e adatta ai vicoli e ai quartieri densamente popolati.

Per ottenere risultati concreti in questa direzione, intanto sono stati messi sul tavolo generosi incentivi:
  • Contributo diretto all’acquisto: per gli auto-rickshaw elettrici (categoria L5M) la politica di Delhi prevede un incentivo fino a 50.000 rupie (circa 540 euro) nel primo anno di applicazione; l’importo scende negli anni successivi a 40.000 e 30.000 rupie.
  • Bonus rottamazione: chi sostituisce un vecchio risciò CNG può ricevere un incentivo aggiuntivo legato alla demolizione del mezzo precedente.
  • Riduzione dei costi iniziali grazie anche agli incentivi nazionali indiani per i veicoli elettrici a tre ruote, che riducono il prezzo d’acquisto tramite contributi riconosciuti ai produttori e trasferiti agli acquirenti.
Quanto ai punti di ricarica, il piano prevede:
  • Obiettivo a medio termine: Delhi punta a circa 5.000 stazioni pubbliche di ricarica EV entro il 2030. Ogni stazione dovrebbe avere mediamente 4-5 punti di ricarica.
  • Espansione complessiva della rete: la nuova politica punta ad aumentare drasticamente i punti pubblici di ricarica e battery swapping; alcune stime del piano EV parlano di crescita da circa 9.000 punti/connessioni complessive attuali a circa 36.000 includendo infrastrutture di ricarica e sostituzione batterie.

Dopo i risciò la transizione elettrica a Delhi riguarderà anche motorini (scooter e motocicli) e automobili, ma con tempi e modalità diverse rispetto ai tuk-tuk. Nel caso dei motorini, il passaggio potrebbe essere rapido perché l’India ha già una forte industria dei veicoli a due ruote elettrici, con produttori come Ola Electric e Ather Energy che hanno puntato proprio su questo mercato.

Al momento Delhi è una delle metropoli più inquinate del mondo, e tra i mesi di ottobre e gennaio diventa famosa per la sua “cappa”:
  • l’AQI, l’indice di qualità dell’aria, può superare 300–400 ( livelli ai quali corrispondono situazioni atmosferiche “molto insalubri” o “severe);
  • in episodi eccezionali può superare 450–500, livelli classificati come “pericolosi”;
  • la visibilità può ridursi drasticamente;
  • molte scuole e attività all’aperto vengono limitate.

Foto di copertina tratta dal sito https://insideevs.it

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