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Il ritorno del baratto

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Solo zona Testaccio, scambio conversazione in inglese, anche telefonica, con lavori di giardinaggio e piccola carpenteria”. “Vuoi imparare lo yoga? Lo insegno gratis per tre mesia chi potra’ tenere il mio cane, un boxer femmina, nel mese di luglio”. E perfino: “Monica cucina per te piatti gia’ pronti in cambio di passaggi in auto al suo bambino, Lambrate”. Un italiano su tre ha gia’ scambiato gratis il proprio tempo, e soprattutto le proprie capacita’, con qualcun altro, e uno su due vorrebbe farlo. Ma “informalmente”, senza trafile ne’ dichiarazioni ufficiali: nell’ indagine, promossa proprio dall’ osservatorio nazionale delle Banche del Tempo, c’ e’ tutto il senso di un’ esperienza che si diffonde a mano a mano che la crisi soffoca il mercato di tutto cio’ che non e’ indispensabile. Come imparare a suonare la tromba o a ballare il tango, ma anche potare le rose sul terrazzo o provare il lusso di un cuoco che prepara per i propri amici prelibatezze delle quali non saremmo mai capaci. “Baratto” non e’ la parola giusta,e neppure le Banche del Tempo, un’ invenzione che pure e’ stata pionieristica, bastano a contenere il fenomeno. Meglio parlare di scambi, o di “reti immateriali”, come ben sanno i professionisti che lo fanno da tempo immemorabile: Chi puo’- spiega infatti la sociologa Chiara Saraceno, che all’ uso del tempo, soprattutto tra le mura domestiche, ha dedicato studi importanti – ha sempre curato gratis gli amici, che in cambio facevano per lui la dichiarazione dei redditio una pratica legale. E tra gli stessi ceti era anche piu’ facile, in passato, che si diffondessero altri scambi: le ripetizioni private e la custodia dei ragazzini, e perfino il dono dei vestiti usati, poi ribattezzato swap party. Ma, fino ad oggi, era difficile che l’ usanza diventasse davvero popolare, perche’ crea un’ obbligazione socialee puo’ avvenire solo tra chi sa, vuole e puo’ ricambiare.

Ma la crisi,e i tagli ai bilanci familiari, che hanno cancellato tutto il “superfluo”, dalla palestra alla discoteca, dalla trattoria alle ripetizioni di matematica per il figlio poco studioso, hanno cambiato le carte in tavola. E stimolato la creativita’, ma anche la fuga dal denaro, di molti insospettabili,a cominciare dalle madri (e dai padri) che hanno i figli a scuola insieme: non a caso la piu’ innovativa e informale tra le banche del tempo debuttera’ al liceo di Bormio nel prossimo mese di settembre, sotto forma di “banca scolastica”, la prima in Italia. Il primo passo – spiega Daniela Calisi, professionista della comunicazione sociale che con altri amici e colleghi torinesi ha dato vita da cinque anni a “Manamana’”, associazione che promuove un po’ in tutto il Piemonte giornate “senza moneta” per sviluppare l’ attitudine allo scambio dei propri saperi-e’ quello di smettere di cercare di attribuire un valore monetarioa cio’ che si vuole cedere,o ottenere. Per questo non ci piace la parola “baratto”: si barattano due oggetti che avremmo potuto vendere a un prezzo simile. Invece, per me, un’ ora di musica puo’ avere piu’ valore di tre ore di pulizia, anche se il mercato non la pensa cosi’. Paradossalmente, ricevere e’ piu’ difficile che dare: La nostra prima azione nei quartieri e nei mercati rionali dove proponiamo lo scambioe’ proprio questa- racconta Calisi- Convincere le personea accettare un dono e a ricambiarlo senza preoccuparsi della ‘bella figura’ che faranno. L’ obiettivo e’ quello di stimolare pratiche che trasformino la crisi in nuovi comportamenti, un po’ come sta avvenendo per i gruppi d’ acquisto, o per la nuova frugalita’ nei consumi.

Mark Anspach e’ un antropologo californiano, ma italiano (e bolognese) d’ adozione. Al libero scambio, al dono e alla reciprocita’ – la parola chiave dei nuovi fenomeni sociali che tentano di spodestare il denaro dal suo primato, almeno nella vita quotidiana – ha dedicato il suo libro piu’ rilevante, “A buon rendere”, per Bollati Boringhieri. Il fenomeno dello scambio libero, soprattutto di quello tra beni che e’ difficile misurare e che deve basarsi sulle relazioni personali, e’ la prova dell’ incapacita’ dell’ economia monetaria di risolvere da solai suoi problemi – commenta ora – Nei momenti “normali”, il mercato puo’ produrre circoli virtuosi anche tra persone che non si incontreranno mai, come l’ insegnante di inglese che decide di lavorare due ore in piu’ per potersi pagare, oltre al cibo e all’ affitto, anche altrettante ore di lezioni di danza, che gli verranno impartite da un maestro che a sua volta studia una lingua straniera da qualcun altro. Ma quando arriva la crisi la reciprocita’ diventa negativa: io non compro da te quello che vorrei e che tu potresti darmi perche’ ho troppa paura di restare senza denaro e di non poter piu’ pagare le cose essenziali. Ecco allora che lo scambio puo’ salvare anche l’ autostima: Meglio dare lezioni di inglese gratuite, magari in cambio di ospitalita’, che restare disoccupati per mancanza di clienti, chiarisce Anspach. Ma Chiara Saraceno avverte: Da un lato occorre tempo prima che certi comportamenti si affermino, dall’ altro lato chi svolge una professione non puo’ farlo gratuitamente oltre una certa misura. Lo scambio, dunque, non potra’ sostituire completamente nessun mercato, ma affiancarlo in momenti economici e sociali particolari, affermandosi anche tra i ceti che fino ad oggi non erano coinvolti da questa abitudine.

In Francia, le Reti di scambio locale sono una realta’ che ha sostituito, almeno in parte, le banche del tempo, e che a sua volta ha dato vita a una nuova creatura, i Rers (reti di scambio reciproco dei saperi). Il piu’ trendy? Quello parigino nato nel XVIII, un quartiere popolare in piena metamorfosi: si chiama “Le Patchwork des Savoirs”e mescola tra le sue parole chiave le ricette di cucina, le lezioni di linguaggio dei gesti, roller e computer, la musica e la consulenza fiscale, i giochi per bambini e il giardinaggio. Tutti quei beni che non si possono pagare un tanto al chilo, insomma, e per il costo dei quali – quando eravamo piu’ ricchi e piu’ inconsapevoli – ci siamo cosi’ spesso lamentati. E il futuro premiera’ le reti piu’ “leggere”, fatte di rapporti di vicinato e di conoscenza personale, un altro fenomeno tipico dei periodi di recessione economica: in Gran Bretagna nascono le “Neighbourhood time bank”, banche del tempo limitate al proprio quartiere, che regolano senza troppi vincoli, incentivandolo, cio’ che era sempre avvenuto, comprese le cene di classe dove ognuno porta un piatto e nessuno sborsa denaro. I partecipanti sono gia’ piu’ di 8.000, ma intanto si sa che gli “scambi invisibili” sono molto piu’ numerosi. I primi della lista? Gli studenti, come quelli delle scuole di Cervia che insegnano gratis come si porta una barca a vela, o l’ Accademia di Estetica di Torino che regala massaggi e trattamenti relax alle signore che non possono o non vogliono piu’ pagarli a caro prezzo. Se provassimo a farci pagare – spiega Claudia, 18 anni e due di studi alle spalle – in questo momento nessuno verrebbe. Meglio farci conoscere, domani le stesse signore saranno delle vere clienti.