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Il bersaglio Equitalia e la protesta a caccia di morti

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Equitalia è sempre più il bersaglio mobile, su scala nazionale, di una rabbia tumultuosa che, come accade in tempi terribilmente duri come questi, mescola molte cose. L’aria che si respira è ogni giorno più pesante: telefonate minatorie, pacchi bomba, sequestri di persone, minacce di vario tipo. E un autentico assalto con caccia all’uomo, poliziotto o esattore non è importante, come quello che si è visto a Napoli con la regia neanche troppo occulta di qualche centro sociale e delle solite frange della protesta che si trucca come legittima e popolare, ma in realtà riesce ad esprimere solo una voglia cieca di violenza, infangando anche le buone ragioni che pure ci possono essere per contestare Equitalia.

Non facciamo gli ipocriti: in questo clima velenoso e purtroppo sempre più fuori controllo, un film già visto nell’Italia di altri periodi bui della storia, si è individuato un Nemico da colpire punto e a capo. Le tragedie di uomini che si uccidono e pagano con la vita il prezzo della loro disperazione non possono lasciare nessuno indifferente, neanche il più cinico degli esseri umani , ma sono gesti, purtroppo a catena, che non hanno nulla a che vedere con rivolte ispirate all’obiettivo di creare caos, panico e, quando accade, morti.

I dirigenti, gli impiegati, i lavoratori di Equitalia, hanno un compito terribile in una società sottosopra e con una crisi economica che soffia come un uragano: fare pagare le tasse nell’Italia dell’evasione endemica, applicare la legge nel ventre molle del Paese cresciuto e pasciuto nell’illegalità. Ovviamente la funzione si può trasformare da servizio per la collettività in una odiosa caccia ai deboli quando c’è un eccessivo accanimento, quando trionfano metodi aggressivi e burocratici, quando si perde il barlume della ragionevolezza e si esercita un ruolo smarrendo il buon senso. E questo è accaduto, e può accadere, nelle azioni di Equitalia, che dovrebbe riuscire, anche in tempi brevi, a togliersi l’abito del Nemico per accompagnare i cittadini lungo il sentiero della legalità fiscale, e non solo per colpire gli evasori.

Ma non saranno certo un pacco bomba o un cartello “Morte all’esattore” che potranno spingere Equitalia a migliorare il suo rapporto con cittadini esasperati e gonfiati, nella loro rabbia, dall’effetto emulazione. La pressione fiscale in Italia è uno scandalo, tre scadenze al giorno di tasse da pagare, 694 appuntamenti in un anno, rappresentano un concentrato di stupidità e di inefficienza, e tanta follia vede complici i cattivi politici dell’inettitudine con i cattivi italiani che ancora considerano l’evasione un diritto, uno stile di vita, una coccarda da spillare sulla loro giacca di cittadini furbi.

Ma non è certo Equitalia, con le sue precise e specifiche prerogative, che può traghettare l’Italia verso un sistema fiscale più equo, più sano, più efficiente e più compatibile con una convivenza da paese civile. Il compito tocca ad altri, spesso autori e complici di quei giganteschi sprechi del denaro pubblico che, con l’evasione fiscale, forniscono il cemento a un blocco sociale, non a nicchie fuori controllo, nell’Italia con i conti, troppi conti, in totale disordine. Anche nel buio di una notte, che purtroppo non sarà breve, bisogna accendere qualche luce, e innanzitutto evitare che chiunque, con qualsiasi scusa, in buona o cattiva fede, soffi sul fuoco di un Nemico da abbattere, e di uno scalpo da utilizzare come una miccia per incendiare il falò dell’Italia nella tempesta della Grande Crisi.