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I soldi per celebrare l’Unita’ d’Italia non sono sprecati

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Dopo tante polemiche e incertezze sono finalmente partite le celebrazioni per il 150 anniversario dell’Unita’ d’Italia. Non e’ un momento di particolare vigore per l’orgoglio nazionale in un Paese nel quale alla cronica debolezza delle istituzioni si abbina un ceto politico che mostra scarso senso dello Stato e poca autorevolezza. Eppure ci sono momenti nei quali anche la retorica, purche’ non sia pomposa e debordante, ha un suo valore: spendere dei soldi pubblici per ricordare gli uomini, le gesta, i luoghi, che hanno fatto l’Italia, non e’ uno spreco. Anzi. E’ l’opportunita’ di trasformare una ricorrenza in una lunga festa di popolo, di nazione, di identita’. Tutte cose di cui abbiamo bisogno. Come abbiamo bisogno di una ricostruzione della storia che, pur alimentata dal senso critico e dalle sorprese della ricerca, non scivoli nella demagogia o, peggio, nell’assurdo. Garibaldi, Mazzini, Cavour: sono loro i nostri eroi, gli uomini nei quali gli italiani, per generazioni, potranno identificarsi. Senza la loro lucida follia, senza le passioni che li hanno armati, e senza una visione da Paese adulto, l’Italia non sarebbe mai diventata una grande e unita nazione europea. E non e’ un caso se proprio i Mille, come ha ricordato Ernesto Galli della Loggia sul “Corriere della Sera”, provenivano in gran parte dalle regioni del Nord, dalla Liguria, dal Veneto e dalla Lombardia. Puntare sul federalismo, oggi, e’ un legittimo obiettivo politico, probabilmente anche utile al Paese e alla sua unita’; ma negare l’unita’ d’Italia, il vincolo che lega il Nord al Sud, e come e’ stata realizzata, e’ solo un atto di stupidita’.