Global warming «naturale»: in Usa dibattito infuocato | Non Sprecare
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Global warming «naturale»: in Usa dibattito infuocato

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Creazionismo e cause naturali del riscaldamento globale: anche se non hanno alcuna base scientifica, nelle scuole degli Stati Uniti vanno posti nei corsi di scienza sullo stesso piano dell’evoluzionismo e delle cause umane del global warming (New Scientist e The Guardian). In Texas, Louisiana e Sud Dakota sono state approvate leggi che consentono alle scuole di rifiutare i libri di testo che non citano il fattore naturale nell’attuale fase di cambiamento climatico. In un’indagine su 555 insegnanti di materie scientifiche svolta lo scorso anno dalla Us National Earth Science Teachers Association, più di un terzo ha ammesso «influenze» per illustrare entrambe le posizioni, anche se nessuno, finora, ha denunciato di essere stato obbligato a farlo. Secondo Eugenie Scott, direttore esecutivo del National Centre for Science Education, i gruppi che si oppongono al riscaldamento globale dovuto a cause umane sono molto più numerosi, meglio organizzati, con più soldi e con maggiori accessi agli organi d’informazione rispetto a quelli che sostenevano il creazionismo. Quasi tutti i candidati alle primarie repubblicane si sono detti convinti che il riscaldamento globale non esiste o se esiste ha solo cause naturali. Alcuni cambiando di 180 gradi le dichiarazioni espresse prima della candidatura.

NUOVE PROVE – In realtà proprio dagli Usa giungono prove scientifiche sempre più schiaccianti delle cause umane del riscaldamento globale. Una delle teorie più citate da chi è convinto che il cambiamento climatico non dipende dalle attività umane (da cui deriva che non devono essere prese misure per modificare le emissioni di gas serra e, in ultima analisi, il nostro sistema di vita) è che il riscaldamento dipende solo dalla maggiore radiazione solare che arriva sulla Terra. Questa teoria è stata smontata da uno studio della Nasa pubblicato a dicembre su Atmospheric Chemistry and Physics.

DATI – Lo studio, guidato da James Hansen, direttore del Goddard Institute for Space Studies, ha dimostrato che, nonostante una bassa attività solare registrata tra il 2005 e il 2010, la differenza tra energia assorbita dalla Terra e calore riflesso dal nostro pianeta nello spazio è stata di 0,58 watt al metro quadrato (W/m²), più del doppio della differenza dell’energia assorbita tra il massimo e il minimo del ciclo solare undicennale, differenza che è di 0,25 W/m². Cioè, la Terra ha continuato a riscaldarsi anche se riceveva meno energia dal Sole. A causa di variazioni del campo magnetico, la nostra stella è soggetta infatti a un ciclo di 11 anni dell’attività e la differenza dell’energia emessa tra il massimo e il minimo è di circa il 10%. Gli ultimi cicli, però, sono stati sempre più deboli, tanto che il picco minimo di emissione, che di solito dura un anno, si è protratto per più di due anni. Secondo gli scienziati, il fatto che la Terra si sia riscaldata nonostante un minore afflusso di energia solare ha una sola spiegazione: gas serra emessi da attività umane.

GAS SERRA – Per Hansen e il suo gruppo, per controbilanciare un riscaldamento di 0,58 (W/m²) sarebbe necessario che il contenuto di anidride carbonica nell’atmosfera scendesse a 350 parti per milione (ppm) mentre a fine 2011 è arrivato a 392 ppm, e aumenta ogni anno di oltre 2 ppm. L’indagine – che risolve anche «l’incongruenza» sull’energia «mancante» che era emersa in uno studio di due anni fa del National Center for Atmospheric Research – ha evidenziato che la parte superiore degli oceani (fino a 2 mila metri di profondità) ha assorbito il 71% dell’energia in eccesso, gli oceani australi il 12%, le calotte glaciali l’8%, le zone abissali tra 3 mila e 6 mila metri di profondità il 5% e le terre emerse il 4%. Gli oceani assorbono quindi il 91% dell’energia in eccesso prodotta dai gas serra e se questa fosse rilasciata nell’atmosfera produrrebbe un incremento di almeno 0,3 gradi della temperatura media globale.