Giulio Tollardo è un giovane settantenne che nella vita ha fatto tanti mestieri: tecnico di un laboratorio medico, malgaro, cuoco nei rifugi delle Dolomiti, guida turistica e accompagnatore di gruppi anche sull’Himalaya. È stato anche volontario in Kenya, lavorando nelle missioni della Consolata sul versante dell’assistenza sanitaria e degli aiuti alimentari. Nel 1997 la svolta: acquista la vecchia casa della perpetua nel piccolo borgo di Bellotti, nel comune di Lamon, in provincia di Belluno, e dopo qualche anno decide di trasferirsi stabilmente in queste zone. Intanto il borgo è rimasto disabitato, anche perché si trova nelle Vette Feltrine, alle pendici del Monte Coppo, sul confine tra la provincia di Belluno e quella di Trento, a 662 metri, e si raggiunge soltanto a piedi, con una camminata di circa 40 minuti dall’ultimo posto dove si può ancora arrivare con l’automobile.
Questa sperduta contrada ad alta quota è un piccolo paradiso. Nei suoi dintorni si estendono incantevoli faggete, e piante di abeti rossi e bianchi, aceri montani, frassino maggiore, nocciolo e sambuco. Salendo verso il borgo, si attraversano pascoli montani con piante di genziane, campanule, arnica montana e giglio martagone. Un vero patrimonio naturale.
Come abitante unico del borgo, Giulio si sente il suo custode, un ruolo che esercita molto concretamente, ogni giorno: mantiene i sentieri puliti, cura i prati, taglia la legna per la stagione invernale, coltiva l’orto e gli alberi da frutta, accompagna gli escursionisti che arrivano qui e ascoltano la storia di Bellotti e delle famiglie che abitavano questo territorio.
Nel momento di massima densità abitativa, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, il borgo di Bellotti ospitava 200 abitanti, che vivevano di agricoltura, pastorizia, compravendita di legnami e produzione di carbone da legna. ma la complessa accessibilità del borgo, costrinse i suoi abitanti ad abbandonarlo, fino a quando Giulio Tollardo ha deciso di prenderlo in custodia.
Fonte immagine: La Repubblica
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