Giornata della memoria, i "Violini della speranza" - Non Sprecare
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Giornata della memoria, i “Violini della speranza” per non dimenticare

Un concerto dove si incontrano storie diverse, origini diverse e diverse religioni per trasmettere un unico messaggio di vitalità e di speranza nel linguaggio universale della musica.

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Il 27 gennaio 1945  le truppe sovietiche dell’Armata Rossa entrano nel campo di concentramento di Auschwitz: è il giorno in cui per la prima volta viene rivelata al mondo la verità dell’orrore nazista, la giornata della memoria, scelta come ricorrenza internazionale per ricordare le vittime della Shoah.

Ci sono tanti modi di ricordare, noi di Non Sprecare vogliamo segnalarvi questo: il concerto “I Violini della speranza”. L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane insieme all’Università Ebraica di Gerusalemme e all’Associazione BrainCircleItalia, sotto l’egida della Presidenza del Consiglio dei Ministri,ha  organizzato un evento di grande portata simbolica per ricordare la Shoah, le leggi razziali ma anche coloro che hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Suoneranno insieme, per la prima volta in Italia,  (in diretta su Rai 5 alle 20.00) dodici violini e un violoncello sopravvissuti alla Shoah, ciascuno con la sua storia drammatica, ritrovati e restaurati dal liutaio israeliano Amnon Weinstein. Strumento errante, il violino seguiva gli ebrei nelle loro peregrinazioni, anche quelle più estreme, di fuga e di morte.

C’è il violino che faceva parte di una delle orchestrine di Auschwitz che accompagnavano i deportati nelle camere a gas, quello che fu gettato da un treno in viaggio verso i lager, e venne raccolto e conservato da un operaio francese; ci sono i violini dei musicisti ebrei che nel ’36 lasciarono la Germania per andare a formare l’Orchestra Filarmonica della Palestina (poi di Israele) voluta fortemente da Toscanini e Huberman per salvarli dalla deportazione; i violini decorati con la Magen David (la Stella di David) che accompagnavano i suonatori ambulanti di musica klezmer; quelli che viaggiarono con i rifugiati alla volta degli Stati Uniti e furono nascosti nelle soffitte per dimenticare l’orrore.

Ospiti eccezionali della serata i violinisti solisti Shlomo Mintz, ebreo e israeliano, Cihat Askin, turco e musulmano, e Francesca Dego, italiana di madre ebrea – 46 membri della sua famiglia non fecero ritorno dai campi di sterminio nazisti – ridaranno voce ai violini della Shoah. Insieme a loro un giovane violinista albanese, musulmano convertito al cattolicesimo, Ermir Abeshi e, presenza altamente simbolica, il violoncellista tedesco Alexander Hülshoff che suonerà il violoncello appartenuto a David Popper, figlio del Cantore del Ghetto di Praga, trucidato dai nazisti il 19 gennaio 1945.

Storie diverse, origini diverse e diverse religioni per trasmettere un unico messaggio di vitalità e di speranza nel linguaggio universale della musica, in un momento ideale di dialogo e fratellanza. Un momento di riflessione collettiva e di invito alla pace e alla speranza. Per ricordare le vittime delle persecuzioni, nella Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma il Maestro Yoel Levi, Direttore della Symphony Orchestra di Seoul, dirigerà la JuniOrchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, (Praemium Imperiale 2013) composta da strumentisti dai 14 ai 21 anni. La scelta è chiaramente simbolica: per non dimenticare, la testimonianza del ricordo deve passare attraverso le nuove generazioni

Per guardare la diretta CLICCATE QUI

Il programma in apertura prevede “Adagio for Strings”: eseguito per la prima volta nel 1938, è l’opera più famosa di Barber, e viene considerato il brano più struggente di musica classica mai scritto, tanto che fu eseguito ai funerali di Einstein, di Kennedy e di Grace Kelly, e utilizzato in parecchi film, come Elephant Man e Platoon, per sottolineare l’emotività delle scene. Apre il concerto di questa sera come ricordo dei sei milioni di ebrei, e di tutti coloro che perirono durante l’Olocausto, perché, attraverso il linguaggio universale della musica, la loro memoria non vada perduta.

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