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Germania, la scommessa sul sole

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di Pierluigi Mennitti

 

da Berlino

Il percorso che all’inizio del prossimo decennio porterà la Germania fuori dall’era dell’energia nucleare comincia a prendere forma. Secondo i dati riferiti ai primi sei mesi dell’anno in corso, per la prima volta la produzione energetica dovuta a impianti di fonti rinnovabili ha superato la soglia del 20%. Secondo le previsioni del governo, entro il 2020 questa quota dovrà raggiungere almeno il 35%.
«Con 57,3 miliardi di kilowattore, sole, vento, biomasse e centrali idroelettriche hanno coperto il 20,8% del fabbisogno energetico complessivo dei tedeschi nella prima metà del 2011», ha scritto la Zeit, «mentre nello stesso periodo dello scorso anno il contributo era stato di 50,4 miliardi di kilowattore, pari al 18,3%».
BOOM DEL FOTOVOLTAICO. I dati sono stati resi noti dall’Associazione federale dell’Energia, che ha anche fornito il dettaglio per fonte energetica. La parte del leone la fa l’eolico, con il 7,5% di energia prodotta, a fronte del 6,6% dello scorso anno, seguita dalle biomasse (in leggera crescita dal 5,4 al 5,6%) e dal fotovoltaico, il cui contributo, nonostante le difficoltà finanziarie di alcune importanti aziende, è cresciuto dal 2 al 3,5% e per la prima volta ha superato quello idroelettrico sceso dal 3,6 al 3,3%.
«Grazie a robusti sostegni, la Germania ha conosciuto nel 2010 rispetto ad altri Paesi europei un forte impulso della costruzione degli impianti fotovoltaici», ha scritto il settimanale, «e la crescita del solare nel paniere delle fonti energetiche è da ricondurre a questo fattore e alle buone condizioni climatiche della scorsa primavera».
Un dato importante che potrebbe però far prevedere una flessione nei dati della seconda metà del 2011, dal momento che secondo le stime degli uffici meteorologici l’estate che sta per concludersi è stata, a queste latitudini, fra le meno luminose e le più piovose degli ultimi decenni

La Grecia potrebbe puntare sulla ricchezza del sole

Nel corso di un convegno a Berlino sulle energie rinnovabili, il commissario europeo all’Energia, il tedesco Günter Oettinger, ha ribadito l’importanza di continuare a sostenere a livello continentale l’espansione dell’intero comparto: «È necessaria tuttavia una maggiore armonizzazione delle politiche nazionali», ha detto il commissario, «soprattutto per quel che riguarda eolico e solare, altrimenti sarà impossibile sviluppare un mercato interno energetico funzionale».
RINNOVABILI CONTRO LA CRISI. Secondo l’esponente politico tale armonizzazione può anche offrire a Paesi come la Grecia l’opportunità per affrontare con più ottimismo la battaglia contro l’alto debito dei conti pubblici: «Olive e formaggio di pecora non rappresentano una produzione sufficiente per rimettere in moto l’economia», ha detto forse senza molto tatto. Gli esperti climatici stimano che l’Europa meridionale possa far conto su 2 mila ore di sole all’anno, contro le 800 della Germania: «E il commerciante consiglia di piazzare i pannelli solari laddove il sole splende», ha concluso Oettinger.
PREZZO DELL’ENERGIA TROPPO ALTO. Un altro capitolo riguarda i costi dell’energia. «Oettinger, con l’occhio rivolto questa volta al proprio Paese, ha sottolineato come la decisione tedesca di puntare sul settore delle rinnovabili rappresenti un buon esempio per tutta l’Europa», ha proseguito la Zeit, «ma ha anche ammonito a non perdere di vista il problema dei costi della svolta energetica, ricordando che già oggi il prezzo in Germania è pericolosamente alto».
Solo la Danimarca paga di più per la sua energia e questo, per un Paese che cresce anche grazie a un’industria pesante e ad alto consumo energetico, può rappresentare alla lunga un problema: il rischio è di assistere a una silenziosa deindustrializzazione tedesca.

Il 94% dei tedeschi favorevole alle rinnovabili

Il costo è comunque in parte gestibile dalla politica, ha concluso il commissario, giacché è in gran parte costituito da tasse e imposte: «Il balzello di 3,5 cent a kilowattora a carico delle aziende per finanziare il passaggio all’energia verde è stato in qualche modo un successo, ma di fronte alle nuove sfide che attendono tutto il mondo imprenditoriale a seguito della scelta di abbandonare il nucleare sarebbe opportuno trovare una soluzione graduale, anche per evitare alla lunga di scontrarsi con le regole della concorrenza europea che vietano le sovvenzioni.
VERSO IL 35% DEL FABBISOGNO. «La decisione di puntare con determinazione sulle energie rinnovabili è tuttavia condivisa dalla grandissima maggioranza dei tedeschi», ha concluso la Zeit, «e, secondo un sondaggio promosso dall’istituto Tns Infratest, il 94% dei cittadini considera importante o molto importante la costruzione degli impianti e delle infrastrutture necessarie. Il 65% si dichiara dirittura disponibile a ospitare le strutture nelle proprie vicinanze».
Un risultato sorprendente, viste le tante proteste nate un po’ ovunque in Germania negli ultimi anni, anche contro la costruzione di impianti legati al settore delle rinnovabili. Una svolta anche questa, che lascia ben sperare sul raggiungimento di quella soglia del 35% del fabbisogno energetico da energie verdi, indispensabile per vincere la sfida di un Paese post-nucleare.