Il Premio Nobel per la letteratura (1934) conosceva bene la fatica e la complessità dell’essere galantuomini, e la declinava con questa efficace battuta che può sembrare una provocazione. Ma in realtà ha una sua logica, anche stringente, se andate a guardare da vicino le differenze tra l’eroismo e l’essere galantuomo. Una è fondamentale: l’eroismo è un gesto sporadico, una tantum, occasionale; l’essere galantuomini è invece una scelta di vita che dura per sempre.
- Il galantuomo sa accettare le sconfitte.Non scarica sempre le responsabilità sugli altri, non cerca il solito capro espiatorio, non accusa per mostrarsi incolpevole. E’ pronto a riconoscere i suoi errori, consapevole che questa limpidezza ha un prezzo da pagare.
- Il galantuomo sa assumersi le sue responsabilità, e non cerca scorciatoie attraverso gli inganni, i doppi giochi, la dissimulazione come metodo.
- Il galantuomo ha una sua dignità, abbinata alla lealtà, che non si misura con il denaro o con il successo, ma è parte integrante della persona, e si esprime con estrema naturalezza.
- Il galantuomo conosce la galanteria. Ma sa anche dove può spingersi con questo atteggiamento, quale confine non può attraversare. Per rispetto alla donna per la quale mostra tanta attenzione, e innanzitutto per rispetto a se stesso.
- Il galantuomo non confonde il fine con il mezzo, specie a proposito del denaro.
- Il galantuomo non si vanta del suo stile e della generosità: è sobrio anche nel prendere atto delle proprie qualità.
Foto di copertina tratta da Wikipedia
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