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Domanda a Monti: si possono non sprecare i soldi per il Sud?

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Mario Monti attraversa, finalmente, la linea gotica e arriva a Napoli con un fitto calendario di impegni istituzionali e innanzitutto con la volontà di dare un segnale per il Sud in ginocchio economico e sociale e in isolamento politico. Il premier della sobrietà e dell’essenzialità non taglia nastri, ma intende mettere il sigillo del suo governo sul rilancio di Pompei, simbolo del Mezzogiorno sprecato e sprecone, paradigma per l’intero Mezzogiorno di un possibile, nuovo modello di sviluppo territoriale.

Il patrimonio degli scavi, lo ricordiamo ormai da decenni, se fosse valorizzato come merita in base all’unicità della sua storia ed a un semplice esercizio del buon senso della mano pubblica, potrebbe diventare l’epicentro di un’enorme ricchezza: e invece marcisce nella cattiva amministrazione, nel degrado e sotto la vincente potestà della malavita organizzata. Il messaggio di Monti lo possiamo immaginare  ci sono finalmente i soldi (105 milioni di euro), stanziati dall’Unione europea, c’è un protocollo per la legalità (non è il primo purtroppo…), ci sono le condizioni per dare lavoro e realizzare progetti che abbinano al rilancio culturale la crescita economica, leggi la filiera lunga del turismo di qualità.

Un’altra tappa della visita del premier è destinata a Capodimonte ed a Palazzo Reale, altri luoghi del Mito cultura e delle opportunità a catena per Napoli e per la Campania, e anche qui i soldi contanti sono sul tavolo, e non nei fantomatici libri contabili di qualche generico programma ministeriale: 25 milioni di euro stanziati dal Cipe. Tirando le somme, l’esordio meridionale di un capo del governo finora molto attento all’Italia ma con un occhio particolare alle regioni a Nord di Roma, si presenta come una cerimonia non rituale e all’insegna di un cauto ottimismo. Se non fosse per un particolare non trascurabile: il Mezzogiorno vive con drammatica intensità e pesantezza la crisi economica e gli effetti a raffica della recessione.

I numeri parlano, e non solo quelli della disoccupazione record (in prima fila ci sono i giovani e le donne), ma anche le cifre dei fallimenti aziendali e di un intero sistema economico locale, e territoriale, colpito al cuore dalla mancanza di ossigeno finanziario e da una valanga di crediti a babbo morto che la pubblica amministrazione non riesce a saldare. Di fronte a questo scenario l’avvio del cantiere Pompei e una efficace ristrutturazione di Capodimonte e di palazzo Reale restano cose molto significative, ma certo non possono essere considerate il frutto, neanche la primizia, di una vera azione di governo a sostegno del Mezzogiorno. A parte il fatto il dettaglio che si tratta di interventi che risalgono a precedenti impegni governativi. Il governo in carica, per dirla con franchezza, per il momento sul Sud ha solo messo in campo la buona volontà e un buon metodo di lavoro di un ministro competente sull’argomento Mezzogiorno, parlo di Fabrizio Barca, ma non si vede ancora nulla di riconducibile a un’azione mirata e continuativa come ti aspetteresti dalla concretezza di Monti e dei suoi ministri che annunciano, e siamo tutti in attesa, la fase due, quella della crescita economica per il Paese.

D’altra parte, i precedenti dicono che già il governo Berlusconi aveva annunciato, a più riprese, un "piano per il Sud", mai visto, e dunque di aspettative e di buone intenzioni c’è sempre tempo per morire. Vedremo se Monti smentirà, con i fatti che seguiranno alla sua visita napoletana, l’idea del Sud solo e abbandonato, con la sua meschina e inconcludente classe dirigente locale, e ci farà sognare in grande con un’azione politica, non tecnica. E non con la promessa di aiuti a pioggia, che non servono, ma con risorse certe, disponibili, finalizzate e utilizzate senza sprechi, nella consapevolezza, niente retorica, che senza la ripresa del Sud non ci sarà mai neanche la ripresa dell’Italia.

(da www.ilmattino.it)