Una pianta marina, diffusissima in tutto il Mediterraneo, che da rifiuto si trasforma in nuovi prodotti, innanzitutto concime e carburante verde. Il Consorzio Industriale di Sassari , sul sito di San Marco, ad Alghero, nella zona sud della Sardegna, si occupa di diversi servizi legati alla gestione dei rifiuti e all’economia circolare.Negli ultimi mesi ha varato un progetto importante per il recupero delle piante di posidonia spiaggiate: un impianto con una potenzialità di trattare 20mila tonnellate all’anno.
In generale il processo segue queste fasi:
1. Raccolta e conferimento
La posidonia accumulata sulle spiagge viene raccolta dai servizi comunali o ambientali e trasportata nelle aree autorizzate gestite dal consorzio.
2. Stoccaggio e prima separazione
Il materiale viene lasciato in aree di deposito dove inizia un processo naturale di disidratazione. In questa fase si riduce il volume e si facilita la separazione della sabbia.
3. Setacciatura e recupero della sabbia
Una parte importante del trattamento è il recupero della sabbia intrappolata tra le foglie e i rizomi: viene vagliata e restituita al ciclo di gestione delle spiagge, riducendo sprechi di materiale naturale.
4. Trattamento della biomassa
La frazione vegetale (la posidonia vera e propria) può essere:
- essiccata e stabilizzata
- oppure avviata a processi di compostaggio controllato.
A questo punto il trattamento arriva alla fase finale, ovvero quella della trasformazione. E i rifiuti della posidonia diventano:
- Concime naturale o ammendante per il suolo (ricca di sostanza organica, ottima per l’agricoltura biologica).
- Materiale per coperture o pacciamatura nei giardini o nell’agricoltura.
- Combustibile verde in alcuni impianti di biomassa, se trattata correttamente.
Nel processo di lavorazione viene recuperato anche il 60-70 per cento della sabbia presente nella posidonia, che a sua volta viene ricollocato a protezione delle coste.
Il vantaggio è duplice, in quanto da un lato si riducono, e in modo significativo, rifiuti che arrivano dal mare e dalle spiagge; dall’altro versante questi rifiuti, invece di finire in qualche discarica, vengono utilizzati per creare nuovi prodotti, anche questi molto utili all’ambiente.
La grande quantità di posidonia spiaggiata che vediamo sulle coste è in gran parte un fenomeno naturale e stagionale, amplificato anche dalla cattiva gestione delle spiagge.
Ecco i motivi principali dell’enorme quantità di rifiuti a base di posidonia spiaggiata:
1. Ciclo naturale della posidonia
La posidonia oceanica perde regolarmente le foglie più vecchie, soprattutto in autunno e inverno. Queste foglie si staccano, vengono trasportate dalle correnti e finiscono sulle spiagge.
2. Mareggiate e correnti
Durante le tempeste invernali il mare “strappa” e sposta grandi quantità di materiale vegetale dai fondali, accumulandolo a riva in poche ore o giorni.
3. Funzione ecologica delle “banquettes”
Questi accumuli non sono solo rifiuti: formano le cosiddette banquettes, che:
- proteggono la spiaggia dall’erosione
- trattengono la sabbia
- ospitano piccoli organismi.
Foto di copertina tratta da https://algherolive.it
Il progetto è candidato al Premio Non Sprecare 2026, nella sezione Aziende. Per candidare gratuitamente i vostri progetti, seguite le istruzioni fornite qui.
Leggi anche:
- Flessobags: l’azienda leader per i sacchetti in bioplastica
- “Cucinalo”: l’app che legge gli alimenti in frigo e ti avvisa se rischi di sprecarli
- Nido di Seta: la cooperativa che recupera l’arte calabrese della seta
Vuoi conoscere una selezione delle nostre notizie?
- Iscriviti alla nostra Newsletter cliccando qui;
- Siamo anche su Google News, attiva la stella per inserirci tra le fonti preferite;
- Seguici su Facebook, Instagram e Pinterest.

