Conserveria: così i ragazzi autistici preparano le eccellenze alimentari

L'esperienza di Castiglion Fiorentino con 20 giovani che lavorano con grande passione. E fanno parte dell'Associzione Ragazzi Speciali

conserveria ragazzi speciali

La Conserveria di Castiglion Fiorentino è un laboratorio speciale in cui una ventina di ragazze e ragazzi preparano conserve, marmellate, confetture e succhi di frutta. Qui giovani con disabilità intellettive o disturbi dello spettro autistico trovano un’opportunità di lavoro e di autonomia, imparando a muoversi nell’arte della gastronomia e nella tradizione culinaria toscana. Il tutto nel rispetto della stagionalità, delle ricette della nonna e con un’attenzione particolare alle materie prime biologiche provenienti dal territorio.

Il cuore del progetto è il laboratorio di trasformazione alimentare di Castiglion Fiorentino, cittadina di poco più di 13mila abitanti in provincia di Arezzo. È qui che, nel 2005, l’associazione Ragazzi Speciali Onlus ha scelto di investire nella diversità, valorizzando le competenze delle persone con autismo e offrendo loro la possibilità di acquisire un vero know-how artigianale. Da questa esperienza è nata una linea di prodotti di fascia medio-alta, destinati a chi cerca qualità, filiera corta, biologico e una cucina profondamente legata al territorio.

Gli scaffali del laboratorio, lungo 130 metri, sono colmi di vasetti di sughi, creme salate, marmellate, succhi di frutta e frutta sciroppata. Nelle celle frigorifere, invece, riposano piatti pronti della tradizione toscana: straccetti di chianina con olive, pappa al pomodoro, minestra di pane, melanzane alla parmigiana.

Della forza di questo progetto parla Sara Rapini, responsabile e ideatrice della Conserveria, che racconta come i ragazzi arrivino al laboratorio portando entusiasmo e voglia di fare. «Sorridono per le cose più semplici — spiega — perché fuori di qui le opportunità sono poche. Non è vero che lavorare con persone disabili rallenti la produzione: è un mito da sfatare». La Conserveria nasce da una storia personale: quando al nipote di Sara venne diagnosticato un disturbo dello spettro autistico, lei sperimentò in prima persona lo stigma sociale e la mancanza di inclusione. Da quella esperienza è nata l’idea di creare un luogo capace di offrire nuove possibilità, dignitose e concrete.

Dopo anni di crescita, un crowdfunding per un nuovo sterilizzatore e un finanziamento regionale, la Conserveria ha fatto un passo ulteriore: un Bistrot Truck, una cucina itinerante completamente attrezzata che porta in giro per la Toscana, tra fiere, mercati e manifestazioni, i prodotti e la filosofia del progetto. Il truck, dotato di forno, fuochi, frigoriferi e cuocipasta, è una vera cucina professionale su ruote. Qui i ragazzi possono non solo presentare le loro conserve e i piatti pronti, ma anche cimentarsi nel servizio e nel contatto diretto con il pubblico, un’esperienza fondamentale per l’autonomia e per la costruzione di competenze relazionali.

Il Bistrot Truck rappresenta una naturale evoluzione del progetto: una forma nuova di inclusione, capace di far conoscere a più persone la qualità dei prodotti e, soprattutto, le storie di chi li realizza. Ed è anche un modo per riallacciare un filo con l’esperienza del Bistrot dei Ragazzi Speciali di Arezzo, ormai chiuso, trasformandola in una versione più agile, sostenibile e itinerante.

Nel frattempo il progetto continua a costruire alleanze sul territorio. È recente, ad esempio, la collaborazione con l’azienda Vini di Toscana, che ha supportato la commercializzazione dei prodotti e co-ideato una confettura realizzata con frutta a km 0 delle campagne aretine e aloe arborescens. E mentre le vendite aumentano e il Bistrot Truck viaggia per l’Italia, la Conserveria guarda avanti: l’obiettivo è assumere stabilmente altri ragazzi e realizzare una casa famiglia accanto al laboratorio, un luogo dove vivere in autonomia oltre l’orario di lavoro.

(Immagine in evidenza e a corredo del testo tratte dalla pagina Facebook de La Conserveria)

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