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Ricatti, sesso, soldi arraffati e sprecati: lo scandalo di Confcommercio è la fotografia di un paese dove le stesse persone sono al potere per decenni

Carlo Sangalli, principale accusato, è nei posti di comando dell’organizzazione da 45 anni. Troppo tempo. Come i presidenti-banchieri che hanno rovinato migliaia di risparmiatori. Come i dirigenti sindacali che vanno in crociera con i soldi degli iscritti. Come i politici spazzati via da Tangentopoli

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CLASSE DIRIGENTE VECCHIA IN ITALIA

Non facciamoci prendere dalla morbosa febbre del gossip e restiamo ai fatti: Confcommercio, la più importante organizzazione in Italia con 700mila piccole, medie e grandi imprese commerciali, è travolta da una brutta storia di molestie sessuali, soldi spesi in modo perlomeno improprio, ricatti incrociati. Al centro della vicenda ci sono due personaggi: il presidente Carlo Sangalli, 81 anni, accusato di molestie sessuali nei confronti della sua segretaria, Giovanna Venturini, 54 anni. Sullo sfondo 216mila euro pagati dagli iscritti di Confcommercio per mettere a tacere lo scandalo poi esploso. Uno spreco enorme per la collettività, e per la reputazione di singole persone e di un’intera categoria, quella dei commercianti-imprenditori.

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OCCUPAZIONE A OLTRANZA DEL POTERE

Lasciamo da parte il merito, e andiamo alla radice di questo colossale spreco da sistema Italia inquinato, e soffermiamoci sulla sua radice. L’occupazione a oltranza del potere, la sua torsione a fine personali, l’ossidazione di una classe dirigente nei posti di comando, i veleni e i virus che ne derivano. Finora Sangalli è sempre stato considerato una persona rispettabile, e tale va considerato almeno fino a una condanna definitiva (se mai ci sarà), ma resta un fatto: a ottant’anni passati, un’età adatta per diventare saggi e fare qualche passo indietro, continua a occupare poltrone ai vertici del sistema di Confcommercio. E lo fa ininterrottamente dal 1973, da quarantacinque anni, quasi mezzo secolo, come se fosse la cosa più normale del mondo.

Se date uno sguardo a scandali simili, troverete sempre la stessa matrice. Abbiamo visto e raccontato sindacalisti che vanno in crociera con i soldi degli associati, uomini politici che svuotano le casse dei partiti, o di quello che resta dei partiti, presidenti-banchieri che a forza di stare a capo dei loro feudi diventano dei satrapi e fanno sparire i soldi dei risparmiatori, imprenditori che dilapidano i gioielli di famiglia della loro organizzazione. La rappresentanza, e non solo quella politica, muore con questa forma di senilità arroccata al potere. Perde il suo senso naturale, quello di svolgere un servizio per la collettività. E diventa solo una postazione per fare carriera, accumulare e fare girare soldi, sprecare denaro pubblico e privato, consentire a piccole tribù di blindare i nervi strategici di una classe dirigente, quella italiana, che appare in modo evidente come la più scadente, opaca e friabile d’Europa.

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ASSENZA DI RICAMBIO GENERAZIONALE IN ITALIA

In fondo, la Prima Repubblica, con tutto ciò che è seguito dopo, con una crisi di sistema ancora irrisolta, è nata nella palude di questo meccanismo. Le stesse persone, da troppo tempo, sempre negli stessi posti. Il potere, come diceva John Actom, «tende a corrompere e il potere assoluto corrompe al di là da ogni redenzione». Ci sarà un motivo per il quale, per esempio, nella democrazia più solida dell’Occidente, quella americana, dove il rapporto con la società è sempre stretto, nonostante le curve critiche, il vertice supremo, ovvero il Presidente degli Stati Uniti, l’uomo più potente del mondo, non può restare in carica oltre i due mandati. E dopo, al massimo si può dedicare a scrivere il libro delle sue memorie ed a fare conferenze in giro per il mondo, incassando diritti d’autore e compensi milionari.

Senza ricambio, qualsiasi struttura di potere, ovunque ci siano posti da distribuire e denaro da gestire, prima o poi si avvita nella corruzione, della quale il sessismo è una parte, a volte neanche la più importante. Senza ricambio, si lascia a casa un pezzo del Paese, i più giovani, talvolta i più capaci, che pure vorrebbe spendersi per il bene comune, per gli altri, e non solo per una singola carriera. Senza ricambio, ci si ritrova, come in Italia, con un paese prigioniero di cordate e corporazioni anziane, mentre si è bloccato l’ascensore sociale, e intere generazioni di ragazzi vanno all’estero a caccia di fortuna e di successo, non solo per trovare lavoro. Senza ricambio si sprecano le qualità di tante singole persone, di un popolo e di una società.    

Photo credit immagine di copertina: Corriere della Sera

L’ITALIA NON È UN PAESE PER I GIOVANI E PER LE DONNE: