Il ciclone Harry che, tra il 19 e il 22 gennaio del 2026, ha devastato intere aree della Sicilia, della Calabria e della Sardegna, si è presentato con una violenza mai vista prima anche per una causa molto precisa: la crisi climatica.
Una ricerca dell’organizzazione scientifica ClimaMeter mostra che le velocità del vento associate a Harry erano sensibilmente più elevate di quanto sarebbero state in un clima più freddo. In particolare, i venti vicino alla superficie risultano dal ~4 all’8 km/h più forti (circa +15 %) rispetto a condizioni analoghe del passato non influenzate dal riscaldamento globale. Questo suggerisce un’amplificazione dell’intensità del ciclone dovuta al clima più caldo provocato dall’aumento delle temperature globali.
Per lo stesso motivo, in alcune zone colpite dal ciclone Harry (che oltre all’Italia ha flagellato anche Malta e la Tunisia) sono caduti più di 150 millimetri di pioggia in 24 ore, che hanno causato allagamenti e frane. Gli autori dello studio di ClimaMeter sottolineano che, pur trattandosi di un evento eccezionale nelle serie storiche, le condizioni meteorologiche associate a Harry sono state “più forti” oggi di quanto lo sarebbero state in un clima privo di riscaldamento globale — implicando che il cambiamento climatico antropico ha amplificato la violenza del ciclone.

Gli scienziati spiegano che il riscaldamento globale aumenta l’energia disponibile nell’atmosfera e nelle superfici marine per motivi molto precisi, tutti ormai ben studiati e dimostrati:
- I mari più caldi forniscono più vapore acqueo e energia ai sistemi temporaleschi/ciclonici;
- Un’atmosfera più calda può sostenere venti più forti;
- Le temperature marine elevate sono correlate a fenomeni più frequenti e intensi di pioggia estrema e mareggiate.
Nell’immagine di copertina: Catanzaro Lido (Fonte: Avvenire)
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