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Gli studi più recenti
Origini della sigaretta elettronica
L’oggetto del desiderio per tutti coloro che desiderano smettere di fumare, infatti, è proprio la sigaretta elettronica, anche detta e-cig, un dispositivo a forma di penna progettato per ridurre la dipendenza dai tabacchi lavorati, quali sigarette, sigari e pipe. L’obiettivo, a lungo termine, per chi si avvicina al mondo della e-cigarette, è quello di smettere di fumare, sostituendo anche a livello psicologico la sigaretta tradizionale. A differenza di tanti altri dispositivi medici o farmaceutici per smettere di fumare, come le gomme da masticare a base di nicotina o i cerotti, la sigaretta elettronica è concepita proprio per assomigliare alla sigaretta nelle mimiche e nelle percezioni sensoriali della combustione, venendo in aiuto dei fumatori abituali anche nei momenti di convivialità, nei quali, si sa, è molto più difficile resistere alla voglia di fumare
Chi la usa in Italia
Secondo i dati più recenti dell’Istat e dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2025 circa il 7,4% della popolazione italiana sopra gli 11 anniutilizzava sigarette elettroniche e/o prodotti a tabacco riscaldato (“stick”). Nel 2021 era il 3,9%, quindi l’uso è quasi raddoppiato in quattro anni. In termini assoluti, le stime parlano di circa 3,5 milioni di utilizzatori di e-cig e di 3,1 milioni di utilizzatori di prodotti a tabacco riscaldato.
Nel dettaglio:
- 3,6% usa solo sigarette elettroniche;
- 1,8% usa solo prodotti a tabacco riscaldato (tipo IQOS);
- 2,0% usa entrambe le categorie.
Secondo uno studio condotto dagli esperti dell’Istituto di fisiologia Clinica del Cnr di Pisa, il bacino di consumatori delle sigarette elettroniche in Italia è diventato enorme. Il 55 per cento dei giovanissimi tra i 13 e i 15 anni le ha provate; almeno il 40 per cento degli studenti le ha fumate nel corso della propria vita; e il 37 per cento dei giovani italiani le ha sperimentate nel corso del 2024. Numeri allarmanti, e gonfiati anche da una frenetica attività sui social degli influencer che spingono i coetanei all’uso di sigarette elettroniche.
In Rete abbondano, infatti, i forum e i siti dedicati allo svapo, nonché i negozi online dove acquistare l’occorrente per iniziare a utilizzare la e-cig, tanto che anche la normativa sulle sigarette elettroniche è stata aggiornata per stare al passo con i tempi per tutelare la salute degli svapatori, con precise linee guida sui liquidi e i componenti, e la tutela della salute anche dei non fumatori. Chi si era avvicinato al mondo dello svapo anche attratto dalla possibilità di poter fumare nei luoghi pubblici ed eludere il divieto di fumo, deve però ricredersi: il divieto di svapo è ormai analogo a quello delle sigarette tradizionali.
Eppure, proprio per la disinformazione che circola in Rete, secondo un’indagine di Astra-Fondazione Veronesi del febbraio 2026, i nuovi prodotti continuano ad avere una buona reputazione rispetto alle sigarette tradizionali: il 57,2 per cento degli intervistati giudica le sigarette tradizionali “molto dannose” e il 32 per cento “abbastanza nocive”: in totale il 90 per cento delle persone boccia le sigarette tradizionali, una percentuale doppia rispetto alle e-cig e agli stick.
Le sostanze pericolose
Nei congegni elettronici delle e-cig si contano 132 sostanze pericolose, delle quali 107 sono classificate come cancerogene, 32 mutagene (in grado di modificare la composizione genetica della cellula), 20 tossiche per la riproduzione e 60 in grado di modificare l’equilibrio ormonale. Parliamo di metalli tossici, come cromo, nichel e titanio. Diacetile che può creare enormi problemi ai polmoni. Composti organici volatili, che possono danneggiare il fegato e i reni. Monossido di carbonio, dannoso per il cuore. Nitrosammine che possono danneggiare il Dna. Acroleina e benzene, pericolosissimi per i polmoni e per il sistema circolatorio.
I liquidi delle e-cig e anche gli stick riscaldati inducono a una inalazione continua, a sua volta associata a infiammazioni polmonari, tosse, dispnea e sibili. Questi aerosol favoriscono infezioni e irritazioni, e aumentano la possibilità di sviluppare malattie croniche, come la Bpco (la broncopneumopatia cronica ostruttiva), l’asma e l’enfisema.
Quanto all’aiuto sostanziale che la sigaretta elettronica può dare per smettere di fumare, bisogna guardare alla realtà dei fatti, e dei numeri, senza lasciarsi ingannare dal doppio gioco, piuttosto torbido, fatto da entrambe le parti, da chi considera la e-cig un elisir e da chi invece tenta di demolirla a priori, magari per interessi commerciali.
La sigaretta elettronica non fa smettere di fumare
Che cosa dicono fatti e numeri? Sicuramente la sigaretta elettronica è al momento il metodo più efficace per smettere di fumare: funziona con migliori risultati, per esempio, rispetto al cerotto e all’agopuntura. Ma il problema è un altro. In Italia abbiamo 11,7 milioni di fumatori di sigarette tradizionali, dei quali ben il 65 per cento provano a smettere, quasi sempre con risultati deludenti. I fumatori di sigarette elettroniche invece sono 1 milione e 300mila uomini e donne, dei quali il 67,8 per cento però fumano anche sigarette tradizionali. Dunque, il pericolo è che, con le e-cig, invece di smettere di fumare, si diventi soltanto un doppio fumatore, o anche detto un fumatore duale. In versione elettronica e in versione tradizionale. D’altra parte, secondo i dati ufficiali dell’Istituto Superiore della Sanità, nella popolazione dei fumatori di e-cig, il 25,7 per cento delle persone dichiarano di avere diminuito, anche sensibilmente, il numero delle sigarette tradizionali. E solo il 14,4 per cento dicono di avere davvero smesso completamente di aspirare quelle maledette sigarette che, in Italia, ogni anno uccidono 70mila persone.
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