Le sigarette elettroniche fanno male come le altre

Creano dipendenza. Contengono 132 sostanze tossiche. Contribuiscono in modo determinante al cancro al polmone. Dove sarebbero i vantaggi?

cosa sapere sulla sigaretta elettronica
Siamo ormai alla quinta generazione di fumatori di sigarette elettroniche, e purtroppo sono sempre di più le ricerche scientifiche che dimostrano come le sigarette elettroniche ( e gli stick riscaldati) producano gli stessi danni, se non maggiori, delle sigarette tradizionali. Favoriscono 25 diverse malattie, tra le quali il tumore al polmone (l’85 per cento delle vittime di questa patologia sono fumatori) e quello alla vescica (70 per cento dei pazienti). Creano dipendenza, rafforzandola quando si diventa fumatori duali. Riducono la fertilità.
Oltre ai vari danni c’è anche la beffa: all’inizio le sigarette elettroniche sono state accolte con un certo favore anche dagli esperti (come Umberto Veronesi), in quanto si pensava che potessero indurre a smettere di fumare. Ma i dati dicono esattamente il contrario. La e-cig, valutata specialmente dai giovani come un prodotto accattivante e piacevole,  avvicina alle sigarette tradizionali, e secondo l’Istat tre svapatori su quattro fumano anche sigarette tradizionali, moltiplicando i rischi.

Gli studi più recenti

Uno degli studi più recenti, pubblicato sulla rivista Respiratory Research nel giugno 2025, ha confrontato utilizzatori di e-cig, fumatori tradizionali, utilizzatori di entrambi e non fumatori. Ha trovato segni di infiammazione e alterazioni respiratorie nei consumatori abituali di sigarette elettroniche, con effetti generalmente peggiori nei cosiddetti “dual users” (chi fuma e svapa insieme).
Un’altra revisione sistematica del novembre 2025molto ampia, che ha analizzato oltre 100 studi, ha concluso che esistono prove crescenti di effetti negativi sulla salute respiratoria, sia nel breve sia nel lungo termine.
Sul fronte cardiovascolare, una meta-analisi pubblicata nel febbraio del 2026 ha esaminato più di 900.000 utilizzatori di sigarette elettroniche e ha trovato associazioni tra uso di e-cig e aumento del rischio di eventi cardiovascolari come infarto e ictus, pur con limiti metodologici che non permettono di stabilire con certezza un rapporto causa-effetto.

Origini della sigaretta elettronica

La sigaretta elettronica è stata inventata nel 2003 dal farmacista cinese Hon Lik: da quel momento è entrata in commercio, prima nel continente asiatico, e poi, nel 2006, anche in Europa. Oggi che la e-cig è diventata  un oggetto di largo consumo, più che mai resta al centro di due grandi interrogativi. Siamo sicuri che non sia dannosa? Aiuta davvero a smettere di fumare? Due domande importanti, alle quali siamo in grado di dare risposte precise, per oltre 1 milione di uomini e donne che la utilizzano, e anche i quasi 12 milioni di italiani che fumano ancora le sigarette tradizionali, e magari, in alcuni casi, hanno voglia di smettere.

L’oggetto del desiderio per tutti coloro che desiderano smettere di fumare, infatti, è proprio la sigaretta elettronica, anche detta e-cig, un dispositivo a forma di penna progettato per ridurre la dipendenza dai tabacchi lavorati, quali sigarette, sigari e pipe. L’obiettivo, a lungo termine, per chi si avvicina al mondo della e-cigarette, è quello di smettere di fumare, sostituendo anche a livello psicologico la sigaretta tradizionale. A differenza di tanti altri dispositivi medici o farmaceutici per smettere di fumare, come le gomme da masticare a base di nicotina o i cerotti, la sigaretta elettronica è concepita proprio per assomigliare alla sigaretta nelle mimiche e nelle percezioni sensoriali della combustione, venendo in aiuto dei fumatori abituali anche nei momenti di convivialità, nei quali, si sa, è molto più difficile resistere alla voglia di fumare

Chi la usa in Italia

Secondo i dati più recenti dell’Istat e dell’Istituto Superiore di Sanità,  nel 2025 circa il 7,4% della popolazione italiana sopra gli 11 anniutilizzava sigarette elettroniche e/o prodotti a tabacco riscaldato (“stick”). Nel 2021 era il 3,9%, quindi l’uso è quasi raddoppiato in quattro anni. In termini assoluti, le stime parlano di circa 3,5 milioni di utilizzatori di e-cig e di 3,1 milioni di utilizzatori di prodotti a tabacco riscaldato.

Nel dettaglio:

  • 3,6% usa solo sigarette elettroniche;
  • 1,8% usa solo prodotti a tabacco riscaldato (tipo IQOS);
  • 2,0% usa entrambe le categorie.

Secondo uno studio condotto dagli esperti dell’Istituto di fisiologia Clinica del Cnr di Pisa, il bacino di consumatori delle sigarette elettroniche in Italia è diventato enorme. Il 55 per cento dei giovanissimi tra i 13 e i 15 anni le ha provate; almeno il 40 per cento degli studenti le ha fumate nel corso della propria vita; e il 37 per cento dei giovani italiani le ha sperimentate nel corso del 2024. Numeri allarmanti, e gonfiati anche da una frenetica attività sui social degli influencer che spingono i coetanei all’uso  di sigarette elettroniche.

In Rete abbondano, infatti, i forum e i siti dedicati allo svapo, nonché i negozi online dove acquistare l’occorrente per iniziare a utilizzare la e-cig, tanto che anche la normativa sulle sigarette elettroniche è stata aggiornata per stare al passo con i tempi per tutelare la salute degli svapatori, con precise linee guida sui liquidi e i componenti, e la tutela della salute anche dei non fumatori. Chi si era avvicinato al mondo dello svapo anche attratto dalla possibilità di poter fumare nei luoghi pubblici ed eludere il divieto di fumo, deve però ricredersi: il divieto di svapo è ormai analogo a quello delle sigarette tradizionali.

Eppure, proprio per la disinformazione che circola in Rete, secondo un’indagine di Astra-Fondazione Veronesi del febbraio 2026, i nuovi prodotti continuano ad avere una buona reputazione rispetto alle sigarette tradizionali: il 57,2 per cento degli intervistati giudica le sigarette tradizionali “molto dannose” e il 32 per cento “abbastanza nocive”: in totale il 90 per cento delle persone boccia le sigarette tradizionali, una percentuale doppia rispetto alle e-cig e agli stick.

Le sostanze pericolose

Nei congegni elettronici delle e-cig si contano 132 sostanze pericolose, delle quali 107 sono classificate come cancerogene, 32 mutagene (in grado di modificare la composizione genetica della cellula), 20 tossiche per la riproduzione e 60 in grado di modificare l’equilibrio ormonale. Parliamo di metalli tossici, come cromo, nichel e titanio. Diacetile che può creare enormi problemi ai polmoni. Composti organici volatili, che possono danneggiare il fegato e i reni. Monossido di carbonio, dannoso per il cuore. Nitrosammine che possono danneggiare il Dna. Acroleina e benzene, pericolosissimi per i polmoni e per il sistema circolatorio.

I liquidi delle e-cig e anche gli stick riscaldati inducono a una inalazione continua, a sua volta associata a infiammazioni polmonari, tosse, dispnea e sibili. Questi aerosol favoriscono infezioni e irritazioni, e aumentano la possibilità di sviluppare malattie croniche, come la Bpco (la broncopneumopatia cronica ostruttiva), l’asma e l’enfisema.

Quanto all’aiuto sostanziale che la sigaretta elettronica può dare per smettere di fumare, bisogna guardare alla realtà dei fatti, e dei numeri, senza lasciarsi ingannare dal doppio gioco, piuttosto torbido, fatto da entrambe le parti, da chi considera la e-cig un elisir e da chi invece tenta di demolirla a priori, magari per interessi commerciali.

La sigaretta elettronica non fa smettere di fumare

Che cosa dicono fatti e numeri? Sicuramente la sigaretta elettronica è al momento il metodo più efficace per smettere di fumare: funziona con migliori risultati, per esempio, rispetto al cerotto e all’agopuntura. Ma il problema è un altro. In Italia abbiamo 11,7 milioni di fumatori di sigarette tradizionali, dei quali ben il 65 per cento provano a smettere, quasi sempre con risultati deludenti. I fumatori di sigarette elettroniche invece sono 1 milione e 300mila uomini e donne, dei quali il 67,8 per cento però fumano anche sigarette tradizionali. Dunque, il pericolo è che, con le e-cig, invece di smettere di fumare, si diventi soltanto un doppio fumatore, o anche detto un fumatore duale. In versione elettronica e in versione tradizionale. D’altra parte, secondo i dati ufficiali dell’Istituto Superiore della Sanità, nella popolazione dei fumatori di e-cig, il 25,7 per cento delle persone dichiarano di avere diminuito, anche sensibilmente, il numero delle sigarette tradizionali. E solo il 14,4 per cento dicono di avere davvero smesso completamente di aspirare quelle maledette sigarette che, in Italia, ogni anno uccidono 70mila persone.

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