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Centri per l’impiego inutili: solo il 3,7 per cento trova lavoro

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Chi di noi, alla disperata ricerca di lavoro, non si è iscritto o non si è rivolto almeno una volta al Centro per l’impiego della sua città? Tutti. Eppure, quanti di voi hanno ricevuto almeno una telefonata in cui vi si proponeva un colloquio per un’offerta di lavoro? Pochi se non addirittura nessuno.

I DATI. È quanto emerge dagli ultimi dati Eurostat secondo i quali “solo il 3,7 per cento degli occupati nell’ultimo anno ha dichiarato di aver trovato lavoro tramite l’ausilio dei Cpi”. Un numero che stona con un altro dato ufficiale che riguarda il numero degli addetti che lavorano all’interno dei Cpi italiani.

Come evidenzia Francesco Giubileo, ricercatore presso l’Università di Bologna: “In Italia il numero degli addetti nei centri per l’Impiego è di circa 10.000 unità per un costo complessivo annuo di 800 miliardi di euro. E’ vero che in altri paesi europei il numero degli addetti è molto più alto, ma in quei paesi, come ad esempio l’Olanda, la capacità dei Centri di collocare i lavoratori è molto più alta. In Italia, per come sono concepiti, anche aumentando gli addetti, il risultato sarebbe pessimo“.

Non è troppo quindi affermare che, nel nostro Paese, i Cpi trovano lavoro solo a chi ci lavora come dipendente.

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I CPI. Creati nel 1997 in sostituzione dei vecchi uffici di collocamento, i Cpi vennero decentrati alla Regioni le quali, a loro volta, attribuirono le funzioni alle Province.

Il loro obiettivo principale sarebbe quello di potenziare e favorire l’occupazione anche attraverso tutta una serie di politiche attive mirate a sostenere anche il rientro nel mondo del lavoro dei disoccupati. La realtà è che invece la maggior parte del loro impegno è rivolto all’attività amministrativa, come ad esempio l’attestazione dello stato di disoccupazione, e alle attività di formazione.

Secondo l’ex ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, l’errore si è fatto nel dare le funzioni alle Province. Pertanto, secondo Sacconi, bisognerebbe rivedere “ il coordinamento  tra lo Stato e le Regioni in materia”.

Tiziano Treu, anche lui, in passato, ministro del Lavoro, ritiene invece che “i Centri per l’impiego possano lavorare bene anche se pubblici. Guardiamo le realtà del nord, ad esempio. Le norme le abbiamo scritte, ma vanno applicate bene a tutti i livelli territoriali”.

LE STRATEGIE. Come sempre, sono diverse le strategie di volta in volta proposte ma che puntualmente finiscono nel dimenticatoio quando magari basterebbe soltanto impiegare meglio le risorse economiche investite nei Centri in modo da diminuire il costo del lavoro di questi lavoratori e favorire il loro reinserimento nel mondo del lavoro.

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