I cassonetti intelligenti fanno volare la raccolta differenziata

Riconoscono ogni tipo di rifiuto, si aprono e si chiudono con una semplice smart card. Gli esempi nelle grandi città.

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Un esempio classico è quello di Verona: ormai quasi il 60 per cento della popolazione utilizza i “cassonetti intelligenti”, e la raccolta differenziata ha raggiunto livelli record, per alcuni materiali, superiori al 90 per cento del totale.

Gli Smart bin (in italiano: cassonetti  intelligenti) sono contenitori per rifiuti dotati di tecnologia digitale che li rende “smart”, cioè capaci di raccogliere dati e migliorare la gestione dei rifiuti.

In pratica è un cassonetto che:

  • “capisce” quanto è pieno
  • comunica informazioni
  • a volte riconosce o classifica i rifiuti

Di solito i cassonetti intelligenti utilizzano:

  • sensori (ultrasuoni, laser, ecc.) per misurare il livello di riempimento
  • connessione wireless per inviare dati ai sistemi di gestione
  • software che analizza le informazioni

E in questo modo:

  • segnalano quando sono pieni
  • permettono di ottimizzare i percorsi dei camion della raccolta
  • riducono costi e inquinamento

Alcuni smart bin sono ancora più evoluti e possono:

  • riconoscere il tipo di rifiuto (es. plastica, elettronica)
  • aprire automaticamente senza contatto
  • premiare i cittadini con incentivi (es. buoni sconto per il corretto riciclo)

Gli smart bin sono usati soprattutto nelle smart cities perché:

  • migliorano la raccolta differenziata
  • evitano cestini pieni o strade sporche
  • riducono emissioni e costi operativi
  • incentivano comportamenti più sostenibili
A parte il caso di Verona, i cassonetti intelligenti sono ben diffusi a Ferrara, Parma, Cremona, Varese, Trento, Cava de’ Tirreni. Si trovano, dunque, in prevalenza in città medio-piccole e nelle regioni settentrionali.

Credits immagine di copertina: MattinodiVerona.it

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