Il cancro uccide molto di più i poveri

Una malattia che non regredisce: siamo a 26.000 morti al giorno. Ma con una grande differenza tra paesi poveri e ricchi.

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Il cancro ancora non perdona, e con quasi 10 milioni di decessi all’anno (26mila al giorno) resta la seconda causa di morte al mondo. Questi dati, elaborati dal Global Status Report on Cancer 2026 dell’OMS, sono stati pubblicati l’8 luglio 2026, con alcune stime per il futuro che non ispirano certo ottimismo.

Secondo il Report dell’Organizzazione mondiale della sanità, entro il 2050 le diagnosi annuali di cancro potrebbero raggiungere i 35 milioni. Ma già oggi c’è una frattura fondamentale, segnalata dagli esperti: il cancro non è uguale per tutti, e colpisce decisamente in modo maggiore le popolazioni di paesi poveri.

Nei Paesi ad alto reddito, circa l’85% delle persone con tumore della mammella sopravvive almeno 5 anni;nei Paesi a basso reddito, la sopravvivenza a 5 anni scende a circa il 42%.

Perché i più poveri muoiono di più? Entrano in gioco diversi fattori: maggiore esposizione ad alcuni rischi (per esempio fumo e condizioni lavorative), alimentazione e ambiente, minore accesso alla prevenzione e agli screening, diagnosi più tardive e differenze nell’accesso e nella qualità delle cure. L’accessibilità ai principali farmaci oncologici è molto più bassa nei Paesi a basso e medio-basso reddito; in alcuni Paesi poveri mancano persino strutture per la radioterapia. 

Anche in Europa la differenza è consistente. Uno studio IARC ha trovato importanti disuguaglianze nella mortalità oncologica legate al livello di istruzione, con una quota sostanziale dei decessi associata a queste disuguaglianze.

Infine, un ulteriore motivo di discriminazione riguarda i costi da sostenere per mle cure. Due terzi dei paesi del mondo non includono il cancro nella copertura sanitaria universale, e i costi troppo elevati delle cure costringono fino al 90 per cento dei pazienti, specie nei paesi poveri, a rinunciare alle cure. 

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