Bici 1 / Sono troppe a Copenaghen | Non Sprecare
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Bici 1 / Sono troppe a Copenaghen

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È cosa nota: Copenaghen viene celebrata da anni come la «mecca del trasporto a pedali». Urbanisti e appassionati delle due ruote di tutto il mondo sono concordi nell’indicare la città danese come un «modello a misura di ciclista». Piste ciclabili larghe fino a quattro metri – quasi delle corsie autostradali – dominano il paesaggio urbano e permettono di pensare meno al traffico e più ai luoghi che si attraversano. Tuttavia, su quelle stradone dove un tempo si pedalava in tranquillità e totale spensieratezza ora regna il caos: «troppe biciclette» e soprattutto ciclisti «troppo aggressivi e indisciplinati» è il risultato.

FLAGELLO BICI – Mobilità alternativa in pericolo? Suona quasi come un paradosso. Tanto più se arriva da Copenaghen, lì dove le piste sono veramente ciclabili e quella delle due ruote è una cultura rispettata. Il grido d’allarme è stato lanciato dalla Federazione ciclistica danese, la Dansk Cyklist Forbund (Dcf) e da Wonderful Copenaghen, l’agenzia turistica ufficiale della Danimarca. La prima bike city al mondo ha infatti un grosso problema di congestione: l’incredibile successo avuto dalle due ruote ecologiche tra residenti e turisti sta creando difatti «uno sgradevole e pericoloso clima intimidatorio». Trovare una soluzione al problema non sembra facile. E nella «mecca dei ciclisti» cresce la preoccupazione. Turisti e residenti sono impauriti al solo pensiero di prendere una bici o di dover attraversare una pista ciclabile, ha riferito recentemente il quotidiano The Guardian. Sempre più spesso i ciclisti utilizzano le due ruote in maniera indisciplinata e azzardano manovre e sorpassi che mettono in pericolo loro stessi e i pedoni.

INGORGO – Da decenni la città danese promuove con costanza il mezzo di trasporto ecologico: oggi ben il 36 per cento dei danesi utilizza la bicicletta per andare al lavoro o a scuola. Per il 2015 l’amministrazione comunale si prefigge di raggiungere una quota del 50%, cioè quasi 250 mila persone. Quotidianamente vengono percorsi sulle strade di Copenaghen oltre 1,3 milioni di chilometri in bici. Numeri che altre capitali europee ancora sognano, ma a cui puntano. C’è però un problema, non di poco conto per questo mezzo ad emissioni zero tanto pubblicizzato. Si chiama ingorgo, appunto. Già perchè a Copenaghen si pedala sempre, per andare al lavoro e per uscire la sera. E, come in macchina nelle grandi città, anche qui tutti vogliono arrivare dal punto A al punto B il più in fretta possibile.

MEGLIO UN TAXI – «Nelle ore di punta non prendo piú in bici i miei bambini. È troppo pericoloso, non voglio rischiare», ha spiegato Aneh Hajdu, di Wonderful Copenhagen. Nella città, che dal 2008 si pubblicizza con l’azzeccato slogan «I bike Copenhagen», è quasi impossibile trovare parcheggio per le due ruote vicino alle stazioni principali. Inoltre: le piste ciclabili sono intasate da una marea ondeggiante di ciclisti. «I ciclisti lottano per un po’ di spazio sulle piste di Copenaghen, dove la gente si spinge e si urta», ha raccontato al Guardian Frits Bredal, del Dansk Cyklist Forbund. Sono innanzitutto danesi, ma anche turisti. Indisciplinati, aggressivi i e spericolati. Infrangono i codici stradali e usano la bicicletta in modo del tutto sconsiderato, tanto che – aggiunge Bredal – alcuni perdono la pazienza, parcheggiano la bici e decidono di salire su un taxi.


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I BIKE CPH – Il numero degli incidenti nei quali sono coinvolti i ciclisti è in realtà sceso negli ultimi anni, ma questa tendenza potrebbe cambiare con la crescita esponenziale delle due ruote, il timore del Dansk Cyklist Forbund. C’è chi propone di educare i ciclisti ad una guida più sicura e nel rispetto degli altri, prima di pensare ad ampliare la rete delle ciclabili. Il fotografo danese e fanatico delle bici Mikael Colville-Andersen, definito «The Sartorialist delle due ruote» ed eletto da Time tra i «100 top blog worldwide» con i suoi Copenhagenize e Cycle Chic, é di altro avviso: «Andare in bicicletta a Copenhagen – nelle ore di maggior traffico – non è un’attività adatta ai pavidi, richiede concentrazione ed è vero che avremmo bisogno di piste ciclabili più larghe, ma non è pericoloso come viene propagato dal DCF». Colville-Andersen, che sul suo blog ha recentemente elencato le città europee a misura di bici, rimanda alle statistiche secondo le quali la situazione è perlomeno migliore di Amsterdam. Resta da vedere se a questo punto le parole dell’inno ufficiale della campagna «I bike Copenhagen» non debbano essere cambiate. Attualmente il testo della popolare canzone recita: «Noi distruggiamo il mito che solo gli egoisti si trovano in viaggio nel traffico. Non sogno di andare via. Rimango a Copenaghen – perchè io “bike” Copenaghen».