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Anche la medicina adesso diventa slow

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VERA SCHIAVAZZI

Due chiocciole che si parlano, perché in medicina la lentezza non basta, occorre anche il dialogo. È il simbolo di Slow Medicine, un nuovo movimento, una rete di professionisti, un modo diverso di pensare a una salute che, secondo i fondatori, è ormai troppo basata sulla tecnologia. Il battesimo è previsto tra poco più di un mese a Ferrara (il 29 giugno a Palazzo Estense).
I fondatori sono sedici medici, direttori sanitari, psicologi, psicoterapeuti italiani, e ad aprire i lavori sarà Carlo Petrini, l’inventore di Slow Food. Perché il cibo "buono, pulito e giusto" assomiglia molto da vicino a quella medicina "sobria, rispettosa e giusta" che Slow Medicine si propone di diffondere, dagli ambulatori ai grandi ospedali. "Il cambiamento – spiega Giorgio Bert, docente di semeiotica medica, uno degli inventori del counselling in Italia – è iniziato negli anni Sessanta e Settanta, quando in pochi anni si sono fatti più progressi che nei cento anni precedenti, soprattutto nel campo della diagnostica. Sono arrivate la Tac, la risonanza magnetica, cose importantissime e bellissime, ma intanto l’aspettativa dei pazienti e l’azione dei medici hanno imboccato una strada diversa, che oggi ci mette di fronte a molti eccessi e a possibili errori radicali". Con lui, e con la moglie Silvana Quadrino, psicologa e psicoterapeuta, ci sono direttori di ospedali, come Antonio Bonaldi (San Gerardo di Monza) e Andrea Gardini (Ferrara), docenti come Francesco Di Stanislao (Torino), medici del lavoro come

Stefano Boccastrini e altri impegnati sul fronte della rianimazione e della medicina d’urgenza, come Sandra Vernero, economisti, designer.
"Medicina sobria – è spiegato nel manifesto che da Ferrara verrà proposto all’intera categoria – significa prescrivere solo esami della cui efficacia si è certi, e sapere che non sempre fare di più significa fare meglio". Bert cita esempi precisi: "Pensiamo all’esame per misurare i livelli di Psa, l’ormone che può indicare un rischio di tumore alla prostata nei maschi oltre i 50 anni. La percentuale degli interventi, anche invasivi, scaturiti da questa indagine è assai più elevata, e dannosa per la qualità di vita dei pazienti, di quanto avverrebbe se l’esame non fosse stato fatto. Ciò non significa rinunciare a questo esame, ma rivedere un approccio medico troppo generalizzato e "difensivo", nel quale il professionista pensa prima di tutto a evitare i rischi successivi: e se poi mi dicono che non ho fatto questo o quell’altro?". "Ogni paziente ha diritto a essere ascoltato, qualunque cosa dica – aggiunge Silvana Quadrino – anche se è apparentemente assurda e antiscientifica. È questo che cerchiamo di insegnare in molti ospedali, a cominciare dall’inizio, e cioè dalla diagnostica prenatale: un conto è poter individuare e prevenire malattie e malformazioni gravi, un altro è vivere per l’intera gravidanza con l’ansia di cercare tutti i possibili problemi". E "sobrietà" vuol dire, naturalmente, spese minori per il sistema pubblico, ma anche meno farmaci e meno profitti per chi li produce: nel manifesto di Slow Medicine c’è anche l’invito a non far finta di niente, e a non lasciare che la pressione esercitata sui medici faccia prevalere una terapia sull’altra. Medicina "rispettosa", il secondo punto, non significa però solo ascolto o capacità di comunicare, ma anche parità di trattamento: "Chiunque sa – dice Quadrino – che molte pratiche inutili degli ospedali, come trattenere durante il weekend pazienti che potrebbero andare a casa, vengono superate da chi lo chiede a voce alta o con maggiore consapevolezza e strumenti culturali, e subite passivamente da tutti gli altri".
Infine, c’è la giustizia, una parola d’ordine che per gli slow-medici va in diverse direzioni: risorse e cure uguali per tutti, in tutta Italia, ma anche budget distribuiti pensando ai problemi più comuni, meno eroici, meno di avanguardia ma comunque socialmente utili. "Siamo aperti a tutti, siamo partiti in sedici ma abbiamo già oltre 200 adesioni, dopo Ferrara tutti i colleghi potranno unirsi a noi".