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Al macero migliaia di carozzine e migliaia ne aspettano una.

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Elena che tenta in tutti i modi di restituire la carrozzina e non ci riesce perche’ la sua Asl non ha un servizio addetto al recupero. Michele, amputato a una gamba, che rimane in lista d’attesa quasi due mesi per averne una. Luca, un paziente obeso, che s’e’ visto respingere la richiesta con questa motivazione: la carrozzina che lei chiede, caro signore, e’ fuori da ogni parametro, ne acquisti due. C’e’ una sanita’ che sfonda il tetto di spesa e affonda nei debiti, e’ un’altra usa e getta che spreca milioni e milioni di euro. Che non recupera sedie a rotelle, lascia marcire letti, materassi, medicinali.

Chi vive da vicino questa “sprecopoli” telefona, invia fax, protesta ma invano. Elena ha scritto a Dillo al Messaggero. Il suo non e’ un caso isolato. una gestione distorta che tra non molto riguardera’ circa 2 milioni e 700 mila italiani, quanti, secondo una stima del Censis, saranno il prossimo anno gli anziani non autosufficienti. Cui si aggiunge il numero incalcolabile di non deambulanti occasionali. Tradotto in carrozzine, in costosi materassi antidecubito, in letti ortopedici, in medicinali di ultima generazione o anche in semplici stampelle e’ uno spreco di dimensioni planetarie: milioni di euro buttati via. Come le sedie a rotelle, appunto.

Muori e getta. Spesso i parenti le portano a noi, sanno che riceviamo richieste da tutto il mondo, dall’Africa, dalla Bosnia, dai paesi poveri, racconta Giusy, storica segretaria dell’Associazione paraplegici. Ecco, vede, questa foto: e’ una bambina che grazie alla carrozzina che le abbiamo inviato tramite un nostro socio e’ tornata a scuola.
La nostra sanita’, Paolo Cornaglia Ferraris lo ha scritto, e’ una fabbrica degli sprechi: 13 milioni di ricoveri l’anno in ospedale; 79 milioni di giornate di degenza; 4 milioni e 700 mila interventi chirurgici, 1337 strutture pubbliche e private. una sanita’ che non rottama, non rigenera e tutte le volte che puo’ acquista ex novo. Un esempio? Se il malato ci lascia, se guarisce, se si alza e cammina che fine fa la carrozzina? Si butta via come un rifiuto ingombrante.

Succede nel Lazio ma anche in altre regioni. Piu’ sono indebitate piu’ si prende la strada del cassonetto. Sul piano umano quella presenza che sopravvive al caro estinto e’ un dolore che si rinnova ogni giorno. Per i bilanci e’ un danno enorme.

Ladri di carrozzine. L’Italia, dati Istat alla mano, e’ un paese che sta invecchiando. Ma non e’ un paese per vecchi. Nell’ultimo rapporto Pit Tribunale del malato-Cittadinanzattiva il 29% delle segnalazioni dei cittadini lamenta “ostacoli”, ovvero impedimenti per ottenere l’erogazione. Il 24% non riesce a ottenerlo; l’11% lamenta la lunghezza dell’iter burocratico. E il 10% di tutto il pacchetto proteste riguarda proprio le sedie a rotelle.C’e’ chi le butta e chi prova a rubarle, come l’immigrato rumeno fermato domenica scorsa mentre tentava di portarne via una dall’ospedale Sandro Pertini di Roma. E chi per averla si mette in lista d’attesa. Eppure, il decreto ministeriale, il cosiddetto Nomenclatore che indica tipologie e tariffe, prevede per legge la restituzione e il riciclo. Alcune regioni, guarda caso quelle che hanno il bilancio piu’ sano, lo applicano, le regioni in rosso lo ignorano.

A Cerignola, provincia di Foggia, patria di Di Vittorio, capo storico della Cgil, il sindacato avrebbe materia ulteriore su cui rinverdire le tradizioni di lotta: il signor Michele, amputato di una gamba nel luglio del 2008 si e’ visto negare il diritto alla carrozzina un mese e mezzo dopo l’intervento perche’ non era ancora arrivato il verbale della visita Asl.

Il paziente obeso.
Il Sud, la Calabria per l’esattezza, si segnala per un altro caso. Lo racconta Alessandro Cossu di Cittadinanzattiva: Risale ormai a qualche tempo fa ma non potrei mai dimenticarlo: un paziente obeso, (che chiameremo Luca, ndr) richiese una sedia a rotelle molto particolare, adatta al suo notevole peso. Non rientrando nella categoria prevista la Asl competente penso’ bene di autorizzare l’acquisto di due carrozzine. Due al posto di una. come dire che il paziente avrebbe dovuto – burocraticamente sdoppiarsi, spezzarsi in due.

Il caso segnalato dalla signora Elena e’ piu’ recente e grida vendetta: Mio padre e’ deceduto il 14/5/2008 – scrive – e subito dopo ho inviato alla Asl di Via Monza un fax con certificato di morte, affinche’ potessero provvedere al ritiro – racconta- A giugno mi venne risposto che se ne sarebbe parlato dopo l’estate perche’ la cooperativa non poteva subito provvedere. A dicembre li ho sollecitati, temendo di poter ritrovarmi in torto verso la Asl, e il dottore dell’Ufficio protesi mi ha detto che se la Cooperativa non aveva ancora provveduto al ritiro, molto probabilmente aveva i magazzini pieni e non sapevano dove metterla.

La Asl Rmc di via Monza e’ quella di Lady Asl, la “manager” condannata insieme al marito per una truffa milionaria a base di prestazioni inesistenti. La sede e’ a Roma, in uno storico edificio di fine secolo, l’ex asilo Savoia. Ha una bacino di utenza di 550 mila persone. Negli ultimi tempi la Asl RmC e’ stata coinvolta di nuovo in vicende che hanno avuto risvolti giudiziari, tanto da essere commissariata.

Ufficio protesi. al primo piano, congiunto alla Medicina legale. Per ottenere informazioni si prendono i numeretti, come all’alimentari. Quelli blu e quelli rossi. Lavoro qui solo da qualche giorno ma sono gia’ una ventina le persone che mi hanno posto lo stesso problema: che ne faccio della carrozzina? Dove lo metto il letto di mia madre che non c’e’ piu’?.Fino al gennaio del 2008 a ritirare gli ausili sanitari provvedeva una cooperativa di facchinaggio.

Poi il contratto e’ scaduto e nessuno ha pensato di rinnovarlo. E non esiste un magazzino per lo stoccaggio. Da tre mesi e’ stata bandita una gara – fa sapere la dottoressa Maria Ferraresi, una delle responsabili della Asl di via Monza -. Ma non sempre conviene ritirare gli ausili, costa piu’ ritirarle e sanificarle che comprarle nuove.

vero? Quanto costa una carrozzina? Una pieghevole si aggira sui mille euro. Una elettrica anche 4/5 mila se accessoriate di schienale reclinabile, poggia polpaccio, blocco cinture, etc, etc. Vado contro i miei interessi – ammette, candido, Luca Risi, titolare di una ditta fornitrice – perche’ sono anche un cittadino che paga le tasse e sono contro gli sprechi. Ci sono sedie a rotelle particolari che al contribuente costano migliaia di euro. A volte la prassi per averle e’ talmente lunga che quando l’autorizzazione arriva non servono piu’.

Restano avvolte nel cellophane, nuove di zecca, nessuno se le viene a prendere. Alla Asl RmB, altro che si estende Pietralata a Torre Spaccata, il servizio, non e’ proprio previsto. Alla RmF si aspettano mesi e mesi e non e’ detto che ne valga la pena.

Farmaci da pattumiera.
Da noi, in Lombardia passano a ritirarle – rivendica Rossana Perini, presidente di un’associazione fondata in memoria del fratello morto di Sla (Scelerosi laterale amiotrofica) – anche se ogni zona Asl ha il suo budget e un comportamento diverso. I parenti non sapendo cosa farne si rivolgono a noi. In questo momento, ad esempio, ho due letti nuovi, d’acciaio, rivestiti di legno. Appartenevano ad una coppia di coniugi. Nessuno li vuole, credo che anche noi cittadini abbiamo una parte di responsabilita’. Quello che pero’ non so spiegarmi – conclude la Perini – e’ come mai le Asl non cerchino di recuperare i medicinali. Siamo invasi dai farmaci, alcuni hanno un costo elevatissimo, roba da 800/1000 euro a confezione. Buttiamo via scatole intonse.