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Pillole senza freni: ogni americano over 60 ne consuma 7 al giorno

La spesa annua di medicinali arriva a 400 miliardi di dollari, le ricette firmate dai medici sono 4,3 miliardi all’anno. Un’industria, che considera il farmaco una merce come un’altra. E il segno che i medici non sanno più fare le diagnosi…

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ABUSO DI PILLOLE –

Forse, a furia di ingoiare pillole con un’incredibile bulimia, gli americani si illudono di conquistare l’immortalità. Per il momento hanno conquistato il record di farmaci ingeriti dopo i 60 anni: ben sette pillole al giorno, di media. Alle quali poi bisogna aggiungere gli integratori alimentari, gli estratti e i concentrati di vitamine, i medicinali a base di prodotti naturali per migliorare la qualità del sonno.

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Dove nasce questo spreco di salute e di soldi? Come si spiega la compulsione negli Stati Uniti di fronte alla pillola? I medici alzano le mani, e anzi si proclamano vittime del meccanismo. Aggiungono, e documentano sui vari siti di associazioni tra dottori, che ormai i cittadini si sentono in grado di farsi da soli le varie diagnosi con le relative prescrizioni di medicinali. Una sorta di terapia fai-da-te, molto rischiosa perché ci sono tantissime medicine che si possono prendere solo dietro il controllo medico.

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Vera o falsa che sia la giustificazione dei medici, resta il fatto che dalle loro mani passano 4,3 miliardi di ricette l’anno, mentre i consumatori spendono qualcosa come 400 miliardi di dollari per acquistare farmaci ogni anno. E il 70 per cento degli americani prende almeno un medicinale da ricetta al giorno.

Dietro questi numeri è possibile leggere qualche spiegazione ragionevole sul fenomeno della compulsione nell’acquisto di pillole. Il farmaco in America è considerato un prodotto come un altro, una merce con un relativo mercato. E quindi va venduto a mani basse, anche se non ha un’efficacia garantita. Inoltre per i medici sta diventando sempre più difficile azzeccare le diagnosi, e da qui passare alla terapia. E allora ecco la scorciatoia: la ricetta per abboffare il paziente di medicinali, augurandosi che qualcuno abbia effetto. Un gioco a mosca cieca, sulla pelle dei pazienti e per la gioia dell’industria farmaceutica.

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