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Una dieta tecnologica per non sprecare

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Immaginate la scena. Un padre e un figlio sedicenne smanettano insieme, davanti a una playstation, prima di andare a tavola durante una normalissima domenica in citta’. Si divertono, fino a quando il gioco della competizione li trascina nell’abisso: il papa’ fa l’esperto e il ragazzo reagisce. Va in cucina, prende il coltello per tagliare la carne, torna in salotto, sgozza il padre, passa per il bagno, lava il sangue che sgocciola sulla lama, pulisce e asciuga. Poi si chiude in camera per non essere disturbato. Il film dell’orrore metropolitano, ispirato agli effetti piu’ perversi di una tecnologia che ormai accende e spegne le nostre vite quotidiane, non e’ stato partorito dalla spregiudicata fantasia di uno sceneggiatore che piacerebbe al regista Quentin Tarantino. E’ cronaca, fatto realmente accaduto, in Italia, a Torino. Una notizia, insomma, in sequenza cronologica con i tanti allarmi che suonano ogni giorno, come le nostre sveglie sui comodini, per costringerci a riflettere, a capire se qualcosa di mostruoso, di raccapricciante, accompagna il meraviglioso e seducente progresso degli oggetti, dei gadget sempre piu’ evoluti, dai quali siamo circondati. Minuto su minuto, attimo dopo attimo.
Intere generazioni di adolescenti sono ormai dei perfetti multiasking, capaci di svolgere contemporaneamente piu’ cose, come navigare sul web, giocare con un videogame, mandare un sms, rispondere a una mail, ascoltare la musica con iMac, iPod, iPhone. Restano tra le otto e le dieci ore al giorno, se si sommano gli strumenti, incastrati nella realta’ virtuale di computer, cellulare, televisore, video camera. Non cercano con il batticuore il bacio di una coetanea, magari allungando una mano con sfrontata timidezza e rischiando la sberla: mitragliano con chat e messenger. La loro grammatica sentimentale e’ sempre piu’ impregnata di parole sgrammaticate, sillabe incollate in versione elettronica, con la stessa approssimazione del sapere veicolato attraverso Internet. La curiosita’, leva insostituibile della crescita, e’ sostituita da una morbosa ricerca di immagini, anche volgari e inutili, raccolte in quella enciclopedia chiamata You-Tube, frequentata abitualmente secondo la Societa’ italiana di Pediatria dall’85 per cento degli adolescenti. L’intimita’ e’ rasa al suolo dal gioco in tribu’, spesso perverso, caotico e forsennato, di Facebook, dove perfino il dolore della separazione e’ sostituito dal corale sorriso del dileggio, in versione elettronica ovviamente.
Mi direte: non esagerare. E invece esagero, perche’ sono convinto che siamo ancora in tempo, forse, per mettere un freno a una deriva che viceversa ci travolgera’, genitori e figli. Nessuno, neanche il piu’ idiota degli uomini, puo’ negare l’attrazione virtuosa e le opportunita’ che nascono dai gadget dell’universo elettronico: e’ in arrivo, in questi giorni, il nuovo tablet che, dicono gli esperti, molto probabilmente a ragione, cambiera’ la lettura dei libri, il nostro lavoro di giornalisti e di scrittori, l’industria dell’editoria. Bene, se riusciremo a governare l’uso di questo nuovo strumento. Male, se alzeremo le mani nel nome di un dopo che cancella il prima, di un’elettronica che schiaccia l’odore, il profumo, il tatto, della carta stampata, libro o giornale che sia. Un grande filosofo, che riusciva a riflettere durante la febbre collettiva degli anni della prima rivoluzione industriale, Henri Amiel, scriveva: Mille cose avanzano, 999 regrediscono. Questo e’ il progresso. Magari lui esagerava, e poteva permetterselo, vista la forza profetica del suo pensiero, ma per noi e’ scoccata l’ora di reagire. Come? Spegnendo luci di computer, tv, cellulari, e continuate voi con la lista? Sarebbe una scelta ossessiva, peggiore della reazione epilettica che ha portato il ragazzo sedicenne a sgozzare il padre durante una partita con la playstation. Basterebbe un minimo di buon senso, di ragionevole consapevolezza, di esercizio di qualche responsabilita’, per impegnarci in una dieta tecnologica. Per non sprecare tempo, salute, parole, sentimenti: in ginocchio davanti alla realta’ virtuale dei gadget. E le diete con gli adolescenti non si possono fare andando dal medico, oppure chiudendosi in una clinica per disintossicarsi da Facebook come e’ avvenuto in America qualche settimana fa. Bisogna farle insieme, riuscendo a proporre, con argomenti convincenti, qualche alternativa alle generazioni multiasking. Per esempio una conversazione, un racconto, una pagina di letteratura, una qualunque cosa che abbia il senso dello stare insieme, del crescere insieme, del desiderarsi. Anche nello scontro: possibilmente senza brandire l’arma di un coltello, ma riscoprendo la gioia e la potenza liberatoria di un sano litigio genitori-figli.