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Una cura contro l’indifferenza

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Lo spreco e’ la lucida follia del tempo contemporaneo. E’ la protervia dell’uomo opulento che non distingue piu’ tra necessita’ e capriccio, tra essere e apparire. Ma lo spreco e’ anche il perno di un modello di sviluppo fondato solo su criteri quantitativi: piu’ produzione, piu’ consumi, piu’ benessere. Ecco perche’ con un misto di indifferenza e di cattive abitudini sprechiamo il cibo (gettiamo nella spazzatura circa un terzo della spesa), l’acqua (il 40 per cento non arriva neanche nei nostri rubinetti), le risorse naturali (la Terra ne consuma ogni anno un terzo in piu’ di quelle che poi riproduce). E con la stessa generalizzata disinvoltura abbiamo trasferito lo spreco dalla sfera delle cose tangibili a quella dei beni immateriali: il corpo, la salute, il talento. La vita.
Da quando e’ esplosa la Grande Crisi, frutto avvelenato dello spreco di massa nelle societa’ avanzate, abbiamo una straordinaria opportunita’: rivedere, anche per effetto di uno stato di necessita’, i nostri stili di vita, riscrivere le nostre priorita’, ripensare perfino a un’idea piu’ compiuta e meno effimera di felicita’. Non sprecare, in questo senso, e’ la bussola del cambiamento possibile, di un’utopia declinata nella realta’ quotidiana. Non possiamo, pero’, delegare con un cinismo pari alla rassegnazione, la lotta allo spreco a un manipolo di uomini e donne coraggiosi, mentre noi alziamo le mani e ci arrendiamo. Per Non sprecare abbiamo bisogno di riscoprire il piacere di cose semplici, come la leggerezza della sobrieta’ con la quale, per esempio, noi italiani in un recente passato abbiamo cavalcato l’onda lunga del boom economico, della crescita e dell’approdo al regno dei paesi ricchi. Oppure come l’arte della manutenzione, che significa innanzitutto riconoscere il valore delle cose, prima di eliminarle con l’alibi dell’usura del tempo che copre, attraverso una finta necessita’, l’ingiustificata rincorsa all’inutile, al superfluo.
Non sprecare e’ anche un antidoto, genuino e salutare, all’indifferenza, all’incapacita’ di vedere l’Altro, al narcisismo. E’ un modo concreto per non considerare piu’ scontato uno sviluppo del Pianeta che, mentre ci prometteva piu’ ricchezza, si sta traducendo nel suo impoverimento e nell’aumento di insopportabili ingiustizie. In fondo, basta veramente poco per non gettare un pezzo di pane in un cestino, per non eliminare un oggetto quando puo’ essere semplicemente riparato. Basta poco, ma puo’ significare tanto.