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Troppo imballaggio per la frutta nelle scuole

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Gianna Ferretti, su Trashfood mette un dito nella piaga delle buone iniziative legate a sviluppo sostenibile e tutela della salute che spesso nascondono contraddizioni altamente inquinanti. E’ il caso del progetto Frutta nelle scuole – Nutrirsi bene, un insegnamento di frutta voluto fortemente dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (MiPAF). Il progetto è veramente importante e ampio: coinvolge 325 mila ragazzi di 1.700 scuole in 10 regioni italiane e in sostanza educa i nostri figli ad una sana alimentazione fatta con spuntini a base di frutta e ortaggi (nella foto in alto una confezione di finocchi).

Ma arrivano i primi dubbi sopratutto in merito all’elevata quantità di bustine di plastica usate per confezionare i frutti o le preparazioni. Non solo: invece di usare frutta locale e dunque a Km0 accade che in Trentino arrivino mele dall’Emilia Romagna. Scrive Ferretti:

Probabilmente questo è accaduto poichè “come buona parte dei progetti portati avanti a livello europeo, il progetto ha portato ad appalti per chi si è aggiudicato la commessa (il progetto è finanziato solo per la parte italiana con oltre 25 milioni di euro). Nel 2010, in seguito al bando di gara del Mipaf in cinque lotti, (1: Piemonte – Valle D’Aosta – Lombardia; 2: Bolzano – Trento – Veneto – Friuli Venezia Giulia – Emilia Romagna; 3: Liguria – Toscana – Umbria – Lazio – Sardegna; 4: Abruzzo – Molise – Campania – Marche; 5: Puglia – Basilicata – Sicilia – Calabria), due erano stati vinti dalla cooperativa Apofruit di Cesena.

Il progetto che è europeo però non ha funzionato bene neanche nel resto degli Stati membri. Nell’anno scolastico 09/10 su 90 milioni di euro di budget ne sono stati usati appena 33milioni di euro. Spiega Ferretti:

la prima ragione è che si tratta di un progetto co-finanziato: vuol dire che lo Stato, o le autorità locali, devono metterci una parte di risorse, e non tutti hanno reputato opportuno stanziare fondi sul progetto. In Germania, per esempio, solo 7 Lander (regioni) su 16 hanno partecipato. Ci sono stati anche problemi di natura burocratica: troppe pratiche amministrative richieste per accedere ai fondi. La Commissione ha già semplificato le procedure per gli anni successivi.