L’azienda italiana Frumat, con sede a Bolzano (Trentino‑Alto Adige), usa gli scarti della lavorazione delle mele (principalmente bucce e torsoli) per creare materiali innovativi che possono servire in diversi settori, compresa la moda e l’arredamento.

L’azienda punta a mantenere uno stretto rapporto con il territorio acquistando la maggior parte delle materie prime da produttori della zona o comunque poco distanti dalla propria sede. In questo modo, oltre alla sostenibilità, Frumat valorizza le risorse e il tessuto economico locali. L’obiettivo è abbattere il più possibile gli sprechi minimizzando l’impatto ambientale della produzione. Dal riciclo delle bucce e dei torsoli è possibile ottenere carta ed ecopelle. Due materie ampiamente utilizzate nell’industria dei beni di largo consumo. Basti pensare alla carta igienica o a quella dei tovaglioli. L’ecopelle ottenuta, invece, è stata ribattezzata “pellemela” essendo ricavata dalle bucce della mela ed è molto versatile. I suoi utilizzi, infatti, vanno dalla produzione delle calzature fino a quello delle poltrone.
Questo materiale viene utilizzato per realizzare tessuti e similpelle che possono essere impiegati per accessori di moda (borse, scarpe, abbigliamento) e anche rivestimenti di mobili come poltrone e divani.
La pellemela (Appleskin) non è “solo mele pure”: gli scarti di mela sono una parte della composizione, ma il materiale finito contiene anche altri componenti per renderlo resistente e adatto alla produzione industriale.
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