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Terremoto in Emilia: le mani dei clan sugli appalti per la rimozione delle macerie

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I clan della malavita hanno allungato le mani sulla ricostruzione in Emilia. In particolare le cosche calabresi sono riuscite a farsi assegnare ricchi appalti per la rimozione delle macerie. Parliamo di una gallina dalle uova d’oro, visto che si tratta di prelevare i resti di case, uffici, chiese e monumenti distrutti dal terremoto dello scorso mese di maggio. Fino allo scorso di dicembre sono state già smaltite 242mila tonnellate di mattoni, cemento, legno, con ben 14mila viaggi. E’ come se i camion della rimozione avessero formato un serpentone lungo 126 chilometri, da Piacenza alla periferia di Bologna. Tenendo conto che gli appalti valgono circa 50 euro per ogni tonnellata rimossa, è chiaro che siamo di fronte a un grande giro d’affari. E la Direzione investigativa antimafia di Bologna ha già individuato alcuni fortunati assegnatari dell’appalto. Si tratta delle ditte Tipaldi Trasporti e Gama Autotrasporti, con sede a Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone, e base operativa a San Giovanni in Persiceto, nel bolognese. Entrambe fanno capo ad Antonio Tipaldi e alla moglie: lei è incensurata, mentre lui è il nipote di Pasquale Tipaldi, che secondo gli inquirenti risulta “affiliato alla cosca Arena”. E così la n’drangheta si è allungata tra le rovine emiliane.

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