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Tav, scavi a cura dell’esercito

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di Imarisio Marco

 

In tempi non sospetti la vicenda della Tav, la linea ad alta velocità Torino-Lione era la rappresentazione di un Paese bloccato, il nostro. ALLE PAGINE 24 E 40 Grandi opere La svolta dopo le minacce a due deputati del centrosinistra. I comitati: «Provocazioni contro di noi» Tav, sìbip artisan all’esercito nei cantieri Il Pd: se serve giusto militarizzare. Il sottosegretario Crosetto: soldati pronti Chiamatela pure reazione a catena. Stefano Esposito, il parlamentare piemontese del Pd che per i No Tav della Valsusa è una specie di uomo nero, più odiato di Silvio Berlusconi e delle strega cattiva di Biancaneve messi insieme, riceve una busta con dentro un proiettile calibro 38. Vero, pronto all’uso, non un residuato bellico. A corredo del gentile omaggio, per rendere identificabile il mittente, un testo definito «delirante» dagli investigatori, con richiami ai partigiani e alla Resistenza. Le minacce e il contenuto della busta vengono replicate in un’altra missiva, dedicata a Giorgio Merlo, Pd area ex Margherita, colpevole come il suo collega di essere favorevole alla nuova linea Torino-Lione e di far spesso notare che sarebbe il caso di avviare i lavori. Per quest’ultimo niente recapito a domicilio. La lettera viene spedita all’Ansa di Torino, a riprova di una strategia mediatica che prevede la diffusione del messaggio ostile. Naturalmente non c’è alcuna prova che i proiettili siano stati spediti dai militanti No Tav che in questi giorni presidiano l’area di Chiomonte dove dovrebbero cominciare gli scavi di un tunnel esplorativo, condizione necessaria per non perdere i 671 milioni di finanziamenti Ue. «Provocazioni per creare un clima ostile nei nostri confronti», dicono. L’unica certezza è che intorno al supertreno che dovrebbe collegarci al corridoio 5 Lisbona-Kiev c’è un’aria che manca l’aria. La notte tra il 23 e il 24 maggio il tentativo di aprire il cantiere è finito male, e neppure l’osservatore più scettico sull’utilità dell’opera potrebbe negare il fatto che i No Tav hanno dato prova di una certa aggressività, bersagliando operai e poliziotti con più di 750 pietre e istituendo posti di blocco intorno all’area. Per quel fitto lancio di sassi ci sono sei indagati, accusati di danneggiamento, violenza privata e resistenza a pubblico ufficiale. «Tutto quello che era umanamente possibile fare per trovare un dialogo, è stato fatto. Adesso sarebbe il caso di far rispettare la legge». Esposito è stato il primo a capire che nonostante le mediazioni tentate e riuscite in questi anni ci sarebbe sempre stato uno zoccolo duro di irriducibili pronti a tutto per bloccare i lavori. Da alcuni mesi ha cominciato a ventilare l’auspicio che il governo riconosca il cantiere di Chiomonte come «sito d’interesse strategico o militare», ricevendo in cambio accuse di estremismo, anche da esponenti del Pd. L’ignoto mittente delle lettere con pallottola non ha calcolato un effetto collaterale. Oltre alla solidarietà, è arrivata anche una scelta netta. Gianfranco Morgando, segretario di un Pd piemontese che in questi anni ha parecchio tentennato sul tema Tav, ha imposto al suo partito una sterzata. «Se necessario, sì a Chiomonte zona militare», ha dichiarato. «Anche perché —dice — la militarizzazione l’hanno già iniziata gli altri, schierando truppe sulle colline, attivando checkpoint, e avviando un processo inaccettabile che può avere effetti molto pericolosi». La proposta riceve un sostanziale via libera da parte di Guido Crosetto, sottosegretario Pdl alla Difesa. «Se qualcuno chiede alle Forze armate di intervenire, loro interverranno». Tace invece la Lega, e non è la prima volta. Il contrappasso, per il Partito democratico, sta a sinistra. Gli alleati di Sella pensano in modo decisamente diverso. «Siamo molto preoccupati per l’intenzione di militarizzare la Valsusa», dichiarano Fabio Lavagno e Vanda Bonardo, coordinatori regionali. E proseguono: «Scegliere la forza significa decretare la fine della politica, un precedente che un Paese democratico non si può permettere. Occorre rimettere in campo la politica migliore e riportare la questione su un tavolo di discussione». La presenza di Roberto Maroni al Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico che oggi verrà dedicato alla questione Tav è una riprova ulteriore dell’importanza di queste giornate. Il ministro dell’Interno dovrà anche fronteggiare il malcontento degli agenti sotto processo per gli scontri avvenuti a Venaus nel 2005, che si sentono poco tutelati dal Viminale. C’è molta, troppa tensione. L’Unione europea ha dato il suo contributo a un’aria più respirabile facendo sapere che c’è ancora tempo, fino all’inizio dell’estate può aspettare. Ma Bruxelles è lontana. E il nodo di Chiomonte è sempre più difficile da sciogliere.

*** La vicenda II movimento No Tav è un movimento nato dalla popolazione della Val di Susa che si oppone alla realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione (Corridoio 5), che rientra nel cosiddetto Progetto Prioritario 6 che dovrebbe collegare l’Ucraina con Lione. Da oltre dieci anni nell’area del cantiere c’è un presidio permanente di No Tav La tensione Due buste con proiettili e minacce sono state intercettate nei giorni scorsi in un ufficio postale di Torino. Destinatari: Stefano Esposito (Pd piemontese, il quale si è dichiarato favorevole all’inizio dei lavori del cunicolo della Maddalena nel cantiere di Chiomonte) e l’agenzia Ansa (ma con riferimenti al pd Giorgio Merlo) I fondi europei II 30 giugno è il termine entro il quale dovrà essere awiato il cantiere di Chiomonte. La data è stata fissata dall’Unione europea. In ballo ci sono i fondi stanziati a Bruxelles che verrebbero meno se i lavori dovessero arrestarsi Presidio dei comitati anti Tav a Chiomonte in Val di Susa Prevista la realizzazione di un tunnel espiorativo di 7,5 km ***