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Sette giorni alla guida di uno scooter elettrico

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Sei millesimi di euro a km. Un euro e 24 centesimi per totalizzarne 200: meno di un biglietto della metropolitana milanese, molto meno di un litro di benzina. Poco più di un caffè. Cifra ridicola, eppure vera. È quella che abbiamo speso, in termini di energia consumata, usando per una settimana uno scooter elettrico. La prova del nove che ci eravamo prefissati per verificare sul campo che cosa significa muoversi in città con un mezzo “ecologico”. Utilizzandolo ogni giorno sulle percorrenze abituali: casa-lavoro, supermercato, posta, medico e via di seguito per tutte le incombenze che ci obbligano a infilarci quotidianamente nell’indiavolato traffico di Milano.

I mezzi elettrici sono sulla bocca di tutti. Ne parlano di continuo gli esperti di mobilità mentre disegnano gli scenari futuribili, riservati ai nuovi sistemi alternativi e meno inquinanti. Quelli destinati a salvare le nostre città dalla nube puzzolente sparsa ogni giorno da milioni di veicoli a motore. Viene allora spontaneo domandarsi come funzionino questi sistemi, anche per saggiare lo stato dell’arte in questo campo. Detto fatto. La prova è stata realizzata con un CargoScooter Xp, prodotto dalla padovana Oxygen. Un mezzo quasi sconosciuto nel nostro Paese ma facilmente riconoscibile sulle strade svizzere dove è impiegato dai postini elvetici. Come tutti i veicoli elettrici, in Italia anche questo modello stenta a diffondersi a causa delle strutture inadeguate e, soprattutto, per l’alto prezzo d’acquisto (6.000 euro).

 

non si resta a piedi

Quando si sale su un mezzo del genere è facile cadere preda dei dubbi. In cima alla lista spicca la paura di restare a piedi, senza un distributore, pardon, un punto di ricarica, dove fare rifornimento. L’autonomia dei veicoli elettrici è in generale piuttosto bassa, nel nostro caso è di 75 km dichiarati (e se non fossero reali…?). In realtà si tratta di una percorrenza sufficiente a girare in città senza patemi di sorta.

Il primo giorno ci siamo avventurati alle porte di Milano ben due volte e dopo altre commissioni in centro a sera avevamo totalizzato 35 km. Se sono pochi o tanti è difficile stabilirlo perché dipende anche dalla tipologia delle strade (più o meno piane o ripide) e dalle necessità individuali. Quello che possiamo garantire, avendo fatto la prova, è la veridicità del dato. I 75 km promessi sono effettivi. Gli ultimi metri, ovviamente, li abbiamo percorsi intorno all’isolato, girando in tondo come su una giostra. A scanso di sorprese. A ogni modo il Cargo XP dispone di allarmi acustici e visivi per evitare di trovarsi con le batterie a terra senza accorgersene. Dal 60esimo km in poi un apposito segnale mette in guardia il guidatore sullo stato di carica degli accumulatori. E a fine corsa resta ancora energia sufficiente a coprire qualche chilometro a passo d’uomo (7-8 km/h). I tempi di ricarica sono anch’essi reali: cinque ore in tutto. Basta attaccare la spina predisposta sotto la sella alla presa del box, né più e né meno di come facciamo tutte le sere col telefonino. La mattina lo scooter è pronto. 

Superata l’ansia di restare a piedi, dopo qualche giorno subentra una certa euforia da “assenza” di distributore. Un piacere mai provato prima e che raggiunge punte di assoluto godimento ogni volta che si passa davanti a una stazione di rifornimento. Potendo tirare dritti. È una delle sensazioni nuove che regala lo scooter elettrico.

 

IL RISCHIO PEDONI

Un’altra è l’assenza del rumore di scarico. Di cui non si sente alcun bisogno in una città nevrotica come Milano dove clacson e motori a scoppio suonano il loro quotidiano concerto. L’unico inconveniente è rappresentato dai pedoni che attraversano la strada un po’ distratti obbligandoti qualche volta a un’improvvisa frenata. Situazione ricorrente di sera, quando la gente ama camminare per strada, soprattutto nelle vie del centro affollate di locali.

Le prestazioni del nostro Cargo XP non sono esaltanti (65 km/h di velocità massima) ma lo spunto in partenza è persino migliore di un modello a benzina equivalente (il nostro è paragonabile a un 125 cc). Nel traffico ci si muove con disinvoltura, svicolando senza problemi tra le auto in coda. Con il passeggero però si fatica un po’ di più e alla prima salitina la velocità scende fino a 35-40 km/h. Per il resto c’è poco da dire: è un mezzo maneggevole e comodo. Tranne che sul terribile pavé milanese dove le sospensioni non brillano per la capacità di filtrare il fondo stradale.

 

TORNARE DA MALPENSA

Le impressioni si accumulano sul taccuino. Fino a domenica, quando la città smaltisce la frenesia del traffico settimanale. E lo ?scooter elettrico trova una nuova dimensione. Soprattutto se, come è capitato a noi, la giornata coincide con il blocco del traffico imposto dai livelli esorbitanti di CO2. Strade e marciapiedi invasi da ciclisti e pedoni (non sempre nell’ordine desiderabile) e noi con lo scooter “ecologically correct” tra di loro in barba ai divieti. I ciclisti ci affiancano al semaforo incuriositi, un ragazzo che distribuisce volantini sull’ambiente strizza l’occhio. La pattuglia dei vigili aspetta con sospetto la nostra ripartenza per decidere se fermarci o meno. Sensazione appagante. Manca solo la ciliegina finale.

Nel pomeriggio dovremmo raggiungere l’aeroporto di Malpensa, ma dista 50 km; il ritorno è fuori discussione. Tocca rinunciare allo scooter (e ovviamente anche all’automobile a causa del blocco). Peccato, sarebbe stata la degna conclusione della nostra prova, ma qui emerge l’altra faccia della medaglia. La carenza delle infrastrutture. Nel nostro caso avrebbe fatto comodo un punto di ricarica nel parcheggio dell’aeroporto. E viene da chiedersi perché nessuno ci abbia pensato. L’elenco potrebbe proseguire con i parcheggi d’interconnessione della metropolitana, quelli delle stazioni del treno, quelli dei supermercati ecc. Solo un’idea buttata lì, tra le tante che animano il dibattito sul futuro ecologico e sull’alternativa all’automobile tradizionale.