Ryanair voli cancellati - Non sprecare
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Ryanair e i voli cancellati, si al low cost. Ma no ai lavoratori spremuti come limoni

Dove nasce il disastro della compagnia irlandese con 400mila passeggeri che restano a terra: un modello di impresa che non è sostenibile. Niente ferie. Niente malattie retribuite. Niente permessi.

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RYANAIR VOLI CANCELLATI

Duemila voli cancellati in poche settimane, 400mila passeggeri che restano a terra, 34 rotte sospese, ritardi che vanno alle stelle, e probabilmente siamo solo all’inizio. Il disastro di Ryanair è una bella metafora sul mondo del lavoro sottosopra, stipendi sempre più bassi e fatica sempre più alta, e di come l’economia low cost non possa ridursi a uno spreco enorme di lavoro, appunto, e di rispetto delle più elementari regole di tutela di un qualsiasi dipendente.

A tutti noi piace viaggiare con un biglietto che costa, in teoria, 20 o 40 euro (dico in teoria perché se poi bevi una Coca Cola o hai un bagaglio a mano, finisce anche il low cost), ma tutti noi abbiamo anche, come consumatori, il diritto-dovere di capire fino a dove può arrivare l’interesse di un’azienda che su questo modello ha fatto la sua fortuna.

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CAUSA CANCELLAZIONE VOLI RYANAIR

Ryanair paga, in un colpo solo, vizi accumulati in diversi anni, vizi che sono poi alla base della sua conquista napoleonica di quote di mercato del trasporto aereo in tutto il mondo. Non sto parlando di voci di corridoio, o di allarmi, talvolta anche infondati: qui ci sono i fatti. Un dipendente di Ryanair, per esempio, ha raccontato alla giornalista Federica Mochi, di AdnKronos, quali sono le condizioni di una buona parte dei lavoratori della compagnia protetta dal diritto irlandese.

Mettete in fila: niente ferie, niente permessi, niente giorni di malattia retribuiti, contributi previdenziali (se ci sono) ridotti al minimo. Mi hanno spiegato che un assistente di volo di Ryanair, che tra le altre cose deve convincere i passeggeri a consumare qualcosa dal carrello (a pagamento), come diversi piloti della società, sono retribuiti a partita Iva. Incassano un x per ogni ora volata. Possono anche portare a casa uno stipendio decente, o buono, ma è tutto aleatorio, ed è tutto massacrante. Con danni per i lavoratori e per gli stessi passeggeri. I quali adesso, beffa e spreco si sommano, se hanno acquistato un biglietto Ryanair di un volo cancellato, devo iniziare un altro calvario per recuperare qualcosa. Ovvero, devono spedire una mail, chiedere un bonus per un altro volo, spostare la partenza, oppure mettersi in fila (via web) per il rimborso.

PER APPROFONDIRE: Guai a chi li tocca, il libro che racconta l’Italia delle corporazioni, anche nel trasporto aereo

DISAGI COMPAGNIE AEREE LOW COST

L’idea di spremere come limoni i dipendenti e in diversi casi anche i passeggeri, non può reggere a lungo. E qui non è in discussione la sicurezza (gli aerei di Ryanair sono abbastanza moderni e ci sono protocolli internazionali che non si possono aggirare), anche se ho letto che il personale di bordo dopo il volo ogni tanto deve fare anche la “pulitina” esterna dell’aereo, e ciò non è certo rassicurante per chi viaggia. No, qui è in discussione un modello organizzativo, un’idea di economia di mercato, che non può reggere senza che, prima o poi, qualcuno alzi il dito e la voce. Un’economia sprecona, come quella del capitalismo compulsivo, dell’usa-e-getta, imploso, dieci anni fa, con l’arrivo della Grande Crisi.

Infine, nei miei libri, in tante inchieste che ho scritto per i giornali, e su questo sito, non abbiamo mai risparmiato pesanti critiche al corporativismo dei dipendenti del trasporto aereo, e ad alcuni privilegi insostenibili di cui godevano (ieri, non oggi) i dipendenti Alitalia, fallita ben tre volte e con il conto pagato ogni volta dai contribuenti. Ma se quella Alitalia è il passato da cancellare per risorgere, Ryanair, che in Italia tra l’altro è super sovvenzionata da contributi pubblici per alcune rotte (altro spreco), è un futuro che non può reggere. Il presente, intanto, ci dice che Ryanair si è ritirata dalla corsa per Alitalia. Per la fortuna di noi viaggiatori, aggiungo.

(Credits immagine di copertina: Rebius/Shutterstock.com)

QUANDO IL LAVORO NON È RICONOSCIUTO: