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Rio, l’ecovillaggio olimpico che non convince

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Il progetto del Villaggio olimpico di Rio de Janeiro 2016 c’è. E mette al centro il rispetto dell’ambiente. L’annuncio è arrivato un paio di settimane fa e subito in rete commentatori e cittadini si chiedono «potrà Rio, città così complessa e difficile, adattarsi a un piano così ambizioso?». Il 19 agosto il presidente del Comitato organizzatore della metropoli brasiliana ha reso noto che, in seguito a un concorso internazionale, è stato scelto il progetto architettonico e il piano urbanistico più adatto alle esigenze della città in vista dell’evento sportivo. L’obiettivo principale era già stato deciso: «Vogliamo costruire qualcosa che sia utile ai cittadini anche a Giochi finiti», avevano fatto sapere le autorità. Luogo prescelto, un’area di forma triangolare, nel quartiere Barra da Tijuca, già utilizzata per le gare di Formula 1, circondata su due lati dal lago Jacarepaguá e sul terzo dall’Avenida Abelardo Bueno, importante arteria di scorrimento.

APPALTO – Fin dal lancio della competizione, l’accento è sempre stato messo su «la dimensione ecologica e il rispetto della biodiversità». E, ancora, «il nuovo quartiere deve rispettare l’ambiente naturale circostante. La viabilità per gli spostamenti dentro e per il Villaggio olimpico sarà integrata con le strutture già realizzate per i Giochi Panamericani del 2007 (l’Aquatic Centre, l’arena e il velodromo) e dovrà consentire un facile accesso ai disabili». A vincere la gara, tra 60 concorrenti di 18 diversi Paesi tra cui pure l’Italia, è stato il colosso britannico Aecom, già in possesso dell’appalto per Londra 2012. Con 1,18 milioni di metri quadri il masterplan prevede spazi integrati per dieci discipline olimpiche e dodici paraolimpiche, con un media center pronto a ospitare 20 mila giornalisti. I visitatori previsti sono 200 mila al giorno e avranno un ingresso rigorosamente separato da quello degli sportivi.

L’ASPETTO GREENTra i vari rendering messi in rete, uno illustra il piano per le Olimpiadi e l’altro per gli anni successivi. Disponibile anche qualche dettaglio sull’aspetto green del progetto. I cinque sport center saranno ispirati alle diverse tipologie di flora presenti nella foresta pluviale e si svilupperanno all’interno di un parco attraversato dalla Olympic way, ombreggiata da diversi e rari esemplari di alberi e decorata con i mosaici in bianco e nero, tipici di Rio de Janeiro. Immancabile, inoltre, un commento sulla fornitura di energia che «sarà pulita e tecnologicamente avanzata». Poi «sarà tutelata la permeabilità del suolo e incoraggiato il riciclo delle acque piovane». Con gli sprechi ridotti al minimo. E il pensiero rivolto al dopo: «A Olimpiadi terminate l’intera zona verrà riqualificata, con zone residenziali, sportive, centri commerciali e finanziari».

FAVELAS E TRAFFICO – L’obiettivo è ambizioso, dunque. Nei prossimi mesi non mancheranno indiscrezioni e nuovi dettagli. Ma già si inizia a parlare di soldi e, di conseguenza, a dubitare che il Villaggio sia fattibile. Se infatti non è ancora stato comunicato lo stanziamento necessario per iniziare i lavori, in rete circolano dubbi sulla fattibilità: «Basterà questo per ripulire l’immagine di Rio, tristemente nota per le sue favelas e per le sue guerre di droga?». L’Economist in gennaio aveva fatto notare come il sistema dei trasporti di terra sia già messo abbastanza a dura prova e che quello d’aria sia al collasso. Problemi anche durante la stagione delle piogge con le strade che straripano d’acqua. Insomma, sia quel che sia, in attesa dell’apertura dei cantieri, sono già in molti a storcere il naso, nonostante l’attenzione all’ambiente.