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Rinnovabili, senza incentivi a rischio 3.100 lavoratori

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Sono più di 3.100 i posti di lavoro a rischio se la bozza di Decreto legislativo per le energie rinnovabili (attualmente in discussione alla commissione Industria del Senato) dovesse essere approvata, secondo una stima di Althesys. Un recente studio dell’Ires, l’istituto di ricerche economiche e sociali della Cgil, quantifica in 250 mila i nuovi posti di lavoro «secondo gli scenari più ottimistici» da qui al 2020 che potrebbero essere creati nelle rinnovabili. Il programma nucleare italiano, invece, darà lavoro in tutto a 3 mila persone per ognuna delle 5-6 centrali previste, ma a un costo per addetto mediamente maggiore considerati gli investimenti finora ipotizzati.

DUE SCENARIAlthesys, società che cura l’indice di Borsa delle energie rinnovabili – Irex, ha ipotizzato due scenari. Nel primo si considera solo l’impatto dei certificati verdi ritirati dal Gse dal 2011 al 2015 al 70% del prezzo indicato dalla legge del 2007, nel secondo si aggiungono i vincoli di spesa del Gse (Gestore dei servizi energetici) in base alla nuova legge dello scorso anno. Nel primo caso la riduzione della potenza rinnovabile sarà pari a mille megawatt con una perdita di 700-1.000 posti di lavoro, nel secondo si arriva alla stima peggiore con 3.100 posti di lavoro persi e una diminuzione di 2.700 MW di potenza. «Inoltre ciò è in contraddizione con il Piano di azione per le rinnovabili, approvato pochi mesi fa per centrare gli obiettivi europei denominati 20-20-20», ha commentato Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys. Obiettivi europei che anche l’Italia ha sottoscritto: entro il 2020 diminuire del 20% le emissioni di CO2, aumentare del 20% l’efficienza energetica e produrre il 20% dell’energia da fonti rinnovabili. Le conseguenze si sono subito fatte sentire, specie nel settore eolico, il più colpito. Infatti nel 2010 gli investimenti in energia eolica sono scesi del 25% rispetto all’anno prima. Secondo Marangoni la riduzione degli incentivi è inevitabile, ma gli operatori chiedono forme di sussidio certe e legate agli effettivi costi di produzione degli impianti.

L’ESEMPIO TEDESCO – In Germania è stato appena raggiunto un accordo (che dovrà essere approvato dal Parlamento in febbraio) tra il ministero dell’Ambiente e l’associazione dei produttori fotovoltaici Bsw-Solar per nuovi tagli (variabili dal 3 al 15% a seconda della capacità installata) agli incentivi a partire dal 1° luglio. Da quest’anno il governo tedesco ha tagliato gli incentivi al fotovoltaico del 13%, dopo averli già ridotti del 16% nel luglio scorso.

POSTI DI LAVORO – Come riporta l’Ires nel dossier reso noto a Roma il 24 gennaio al convegno L’energia per il lavoro sostenibile, la terza rivoluzione industriale, oggi l’energia «verde» in Italia tra posti diretti e indiretti dà lavoro a 100 mila addetti (80 mila per Althesys, escluso il mini-idrico), così suddivisi: 10 mila nell’eolico, 5.700 nel fotovoltaico, 25 mila nelle biomasse, il restante è distribuito tra geotermico, solare termico, mini idroelettrico e altre forme minori. Mentre lo sviluppo delle fonti rinnovabili potrebbe creare 250 mila nuovi posti di lavoro, «l’incremento delle fonti di produzione energetica tradizionale creerebbe nuovi posti di lavoro tra 53.500 e 97.500 unità complessive», afferma lo studio Ires. Althesys fornisce stime più prudenti per le rinnovabili: da 72 mila a 86 mila nuovi addetti, escludendo il settore mini-idrico.

NUCLEARE – Il nuovo programma nucleare italiano farà nascere fino a 3 mila nuovi posti di lavoro per ogni centrale (ne sono previste 5-6). Lo ha reso noto il 26 gennaio Francesco De Falco, amministratore delegato di Sviluppo nucleare Italia di Enel, al convegno La formazione delle risorse umane nel nuovo programma nucleare, che si è tenuto all’Enea a Roma. «Il nostro obiettivo è di 1.500 persone operative in ogni singola centrale e più di 3.500 nei cantieri durante la costruzione, a questi numeri vanno aggiunte le opere provvisionali e un grosso indotto». L’impegno con la francese Edf per il nucleare in Italia è di 16-18 miliardi di euro, ai quali va aggiunto l’esercizio dell’impianto, ha concluso De Falco.