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Ridurre l’alcol e il peso: l’aiuto è sul web

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Curare la dipendenza dalle sigarette o riuscire finalmente a dimagrire, prevenire la depressione post-partum o imparare come gestire il diabete. Questo e altro si può fare oggi con programmi di auto-aiuto online: il terapista non c’è, il programma è abbastanza standard per tutti, ma i fautori sostengono che funzioni. L’ultima esperienza arriva da un progetto norvegese, finanziato dal Programme for User-driven Research-based Information del Consiglio delle Ricerche del Paese nordico.

PROGETTO – Gli psicologi hanno messo a punto diversi programmi basandosi su ciò che viene fatto normalmente durante sedute con un terapista in carne e ossa. «Abbiamo raccolto le esperienze maturate in oltre 50 anni di psicoterapie, vagliate e dall’efficacia dimostrata da innumerevoli ricerche scientifiche – spiega il direttore del progetto, Pal Kraft –. Quindi, abbiamo selezionato gli elementi di terapia che riteniamo possibile veicolare anche in forma digitale. Il paziente non incontra mai un terapista in carne e ossa, segue il programma attraverso sedute che può fare quando vuole su computer, tablet o smartphone. Tutto è perciò estremamente accessibile e facile per il paziente, che per di più ha il vantaggio di un totale anonimato: in alcune situazioni le persone non vogliono condividere i loro problemi perché se ne vergognano. Non a caso uno dei programmi più scelti dai nostri pazienti è quello che aiuta le donne a smettere di bere».

PROGRAMMI – Di programmi ce n’è un po’ per tutti i gusti: quelli che vanno per la maggiore, dice Kraft, servono a smettere di fumare o di bere o a tenere sotto controllo il peso. Ma ce ne sono per gestire lo stress, per prevenire la depressione post-partum (il nome è già un programma, "Mamma mia!", in italiano), per imparare a vivere meglio con il diabete o l’HIV, per gestire figli con deficit d’attenzione e iperattività. Non avere un rapporto diretto con un terapista però è secondo molti un punto debole dei programmi sul web, per quanto ben fatti siano: impossibile individualizzare davvero una cura, a ben vedere. Può funzionare davvero, allora? «Tutti gli studi che abbiamo condotto sono molto incoraggianti – dice Kraft –. Credo che il motivo principale dell’efficacia di questo approccio sia la sua interattività. Anche se non c’è una persona in carne e ossa a cui fare riferimento, il paziente è molto coinvolto nel processo terapeutico ed è attivo in prima persona. Pure il fatto che i programmi durino mediamente di più rispetto ai cicli terapeutici classici è un vantaggio: con l’auto-aiuto sul web, ad esempio, per modificare le abitudini di consumo dell’alcol prevediamo una fase attiva di 58 giorni, seguiti da un anno di consolidamento dei risultati. Molti programmi standard non durano tanto a lungo». Non è la prima esperienza di cure “virtuali" e la discussione su pregi e difetti delle terapie online è ancora aperta. Ma ormai non stupisce più che pian piano al medico dell’ambulatorio vicino a casa si stia sostituendo il computer.